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Cibo senza sfruttamento, Oxfam lancia una campagna di responsabilizzazione dei supermercati olandesi

Il consumatore sostiene, senza saperlo, pratiche poco etiche acquistando prodotti realizzati o raccolti (nel caso della frutta) da persone sfruttate?  “Con le guerre dei prezzi. I supermercati troppo spesso esercitano pressioni sui loro fornitori: e spesso desiderano la migliore qualità al prezzo più basso. Cosa significa per i lavoratori nei paesi in via di sviluppo? I supermercati non ci guardano quasi.” dice Oxfam lanciando una campagna per la “fair pay”. 

Le persone all’inizio della catena, pagano il conto, sostiene Oxfam: condannati a una vita in povertà, anche se lavorano giorni molto lunghi, capita spesso che non abbiano abbastanza soldi per comprare cibo. 1,16 euro che un consumatore medio olandese paga per una scatola di tè nero, 97 centesimi vanno al supermercato e alla catena in mezzo. I lavoratori della piantagione di tè in India ricevono solo 3 centesimi. Oxfam ha lanciato la campagna globale Behind the Barcodes nel 2018 per migliorare il destino di milioni di produttori alimentari e di lavoratori vulnerabili nei paesi in via di sviluppo.

Oxfam Novib conduce ricerche annuali per determinare cosa stanno facendo i cinque maggiori supermercati olandesi per impedire che lo sfruttamento entri nel nostro cibo. Ciò che la ong fa attivamente è negoziare con i supermercati olandesi, dal giugno 2018, perchè decidano di lottare contro lo sfruttamento dei lavoratori nelle loro catene. Per ora, scrive sul sito Oxfam, AH e Jumbo hanno accettato di partecipare. Al contrario Aldi, Lidl e PLUS farebbero ancora troppo poco.

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