di Miriam Viscusi

Foto di Xavier Troisi

Il proprietario di un bar belga ha fatto notizia in tutto il paese dopo aver annunciato che avrebbe fondato la sua religione per aggirare le attuali norme-Covid, scrive Het Laatste Nieuws. Secondo le attuali regole in Belgio, infatti, i bar devono rimanere chiusi ma la legge consente alle cerimonie religiose di andare avanti.

Xavier Troisi, proprietario del Café Crayon di Oostend, si è rivolto a Facebook per annunciare le sue rivelazioni, che in linea di principio gli consentirebbero di vedere 15 clienti ogni domenica.

xavier troisi
Xavier Troisi, il proprietario del Crayon, ha origini italiane

Ha fondato – solo per finta – il Crayonismo, i cui fedeli possono riunirsi proprio nel suo bar vicino al mare. L’idea, per quanto bizzarra, è durata il tempo di un post ma non si trasformerà in realtà. “Era solo satira, ma volevo attirare l’attenzione su un problema sociale”, ci racconta il ristoratore italo-belga. Infatti Xavier è d’accordo con le restrizioni imposte dal governo e capisce i sacrifici richiesti. “Ma deve essere richiesto un sacrificio a tutti, non solo ad alcuni”.

Il suo disappunto riguarda le confessioni religiose: racconta che proprio in Belgio una comunità ebraica si è rivolta a un giudice per protestare contro la chiusura della sinagoga. E così è successo anche con le chiese cristiane, che infatti possono restare aperte per un massimo di 15 fedeli alla volta. I bar invece sono chiusi da metà ottobre e, nonostante i sussidi, non per tutti è facile sopravvivere.

“Per molti i sussidi non bastano. Alcuni proprietari di locali stanno vendendo casa o automobile per restare a galla. E non è scontato che ce la faranno a riaprire.” E aggiunge: “Per alcune persone è necessario andare in Chiesa, lo capisco, ma per altre è fondamentale aprire il proprio locale. Perchè applicare un doppio standard?

Xavier racconta che alla chiusura si somma l’incertezza: il governo belga finora non ha comunicato fino a quando saranno chiusi i locali. Molti colleghi, racconta, cadono nell’alcolismo o nella depressione. “I sussidi sono quelli che sono, la sola fortuna è non essere costretti a licenziare i dipendenti”.

Che succederà in futuro? Xavier, tutto sommato, è ottimista: “Le persone non vedono l’ora di tornare al bar, a sentire musica dal vivo, a incontrare gli altri. Quando finirà la pandemia, lavoreremo tantissimo”.

Per il momento, il barista di Oostende resta occupato con un’altra attività: il negozio di dischi riaperto da poco. E con un progetto futuro: un cat cafè, il tipo di bar che include nel servizio di consumazione un gatto da accarezzare. “Sto pitturando le pareti del locale, lo aprirò a fine pandemia”.