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La polemica sull’opportunismo – più che sull’opportunità – di far tradurre i versi di una poetessa afrodiscendente a una sua “bianchissima” collega olandese o le recenti “polemiche dantesche” spuntate in concomitanza con i festeggiamenti per i 700 anni del Sommo Poeta hanno qualcosa in comune. Il copione del resto è ormai collaudatissimo: prendi un autore, meglio se padre putativo lontano nel tempo o giovane promessa di una qualche minoranza, crea una polemica strumentalizzando a uso e consumo dei social media, monetarizza l’indignazione – che com’è noto dura quanto un orgasmo – e aspetta pazientemente il prossimo scandalo spuntando in calendario compleanni, trigesimi e ricorrenze varie.

La polemica a puntate

Per chi si fosse perso le puntate precedenti. Capitolo uno. In Belgio la traduttrice Lies Lavrijsen ha deciso, dopo averlo concordato col proprio editore Blossom Books, di omettere il nome di Maometto dalla sua recentissima traduzione dell’Inferno dantesco. Motivo della scelta? Non offendere inutilmente i “giovani” e “islamici” potenziali lettori che il Dante olandese potrebbe invece attirare. In Italia la notizia pubblicata sul belga De Standaard e sul Volkskrant, viene ripresa prima da Avvenire e da 31mag, poi da Il Giornale e dal Secolo d’Italia.

Lo scandalo dello scandaloso Maometto

Cosa scandalizza del Maometto dantesco? Il fatto che il profeta sia nell’Inferno e sia descritto in maniera orripilante. Per Dante, il profeta dell’Islam, squarciato dal mento all’ano con le interiora e gli organi interni che gli pendono tra le gambe, è «seminator di scandalo e di scisma».Un’immagine violenta che all’occhio olandese potrebbe richiamare quella del linciaggio dei fratelli de Witt nel celebre dipinto esposto al Rijksmuseum.

L’attribuzione orrorifica della scena è soltanto una nostra lettura molto più tarda. É così “irriguardosa” solo per il nostro sguardo contemporaneo. Basterebbe farsi un giro alla b…