di Giuseppe Menditto

Source pic: Camera di Commercio italiana in Olanda/Street view

Sulla posizione giuridica delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, c’è molta confusione. Non sono enti pubblici o agenzie governative ma associazioni di diritto privato nel paese dove sono costituite. Tuttavia i legami con le istituzioni italiane sono comunque molto stretti.

La normativa vigente definisce le CCIE come “associazioni di imprenditori e professionisti, italiani e locali ufficialmente riconosciute dallo Stato italiano ai sensi della legge n. 518 del 1° luglio 1970, che operano per favorire l’internazionalizzazione delle imprese italiane e promuovere il Made in Italy nel mondo”.

Come spiegava al Sole 24 Ore  Gian Domenico Auricchio, presidente di Assocamerestero: «Siamo un’associazione di 80 Camere di Commercio e 140 uffici con “antenne” in 55 mercati, presiedute da imprenditori italiani in loco. Spesso, in passato, il nostro ruolo è stato percepito talvolta come in sovrapposizione rispetto alle attività di promozione dell’ICE, ad esempio. Oggi, invece, stiamo rafforzando la collaborazione e siamo in grado di fornire servizi di qualità e molto spesso integrativi. In Europa e America funziona molto bene il business scouting. In Asia, mettiamo al primo posto gli eventi di networking».

Come opera una Camera di Commercio italiana all’Estero?

Le CCIE svolgono attività di lobbying (ove consentita) con le istituzioni pubbliche, sia in Italia che nel paese-sede, attraverso gli organi statutariamente responsabili a svolgere queste mansioni – in genere il Presidente e/o il Segretario Generale.

La CCIE è composta almeno da un Presidente, un Segretario Generale e un Consiglio. Il Segretario Generale è anche Direttore Generale della Camera. La sua scelta “deve riportare il gradimento del Ministero del Commercio con l’Estero (oggi Ministero dello Sviluppo Economico), su conforme parere del Ministero degli Affari Esteri”.

Le CCIE sono, quindi, enti giuridici privati e non di rappresentanza ed è precluso loro di svolgere attività politica. Tuttavia, con il riconoscimento introdotto dalla legge 518 del 1 luglio 1970, sono parte integrante degli Sportelli Italia all’estero, insieme all’Agenzia ICE e all’ENIT (L. 56 del 31 marzo 2005).

Assocamerestero, è il nome dell’associazione no profit che riunisce le associazioni sparse in tutto il mondo e ha sede a Roma: raccoglie oggi circa 81 Camere di Commercio all’Estero, per un totale di 20.000 imprese che ogni anno operano 300.000 contatti d’affari in 58 Paesi attraverso 160 punti d’assistenza. L’88% delle imprese è costituito da imprese locali.

Le CCIE prendono finanziamenti pubblici?

Sì, se sono riconosciute dallo Stato italiano in base alle legge 518 del 1970. Si tratta comunque di importi relativamente contenuti.

Come abbiamo detto, le Camere di Commercio sono associazioni di diritto privato, quindi – almeno in teoria – potrebbero nascere CCIE concorrenti. La legge del ’70 vuol evitare proprio questo rischio, dando il riconoscimento ufficiale solo a un’associazione che deve rispettare alcuni requisiti: trasparenza nei bilanci e compatibilità della singola Camera con la legge italiana – meccanismi democratici ed elezioni trasparenti – e con lo statuto dell’Assocamerestero.

L'”associazione delle associazioni” in Italia, adotta anche un codice deontologico vincolante per gli associati e include il rispetto di standard di integrità, onestà e trasparenza sia all’interno che all’esterno della CCIE; rispettare le norme sulla concorrenza e sul conflitto di interessi; non svolgere attività che possano configurarsi come illecito amministrativo o penale, sia per la legislazione del paese-sede che per quella italiana.

La Camera di Commercio Italiano per l’Olanda è stata fondata nel 1991 e riconosciuta nel maggio 1994.