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ART

Chapter 2WO: al centro di arte contemporanea di Zaandam le installazioni di Nicolás Jaar



CoverPic: Cassander Eeftinck Schattenkerk

CHAPTER 2WO è il secondo capitolo dell’avventura del nuovo centro di arte contemporanea Het Hem a Zaandam, che dall’anno scorso si propone come luogo di incontro tra i movimenti locali, nazionali e internazionali.

La storia controversa del luogo e le nuove prospettive gentrificanti del villaggio a nord-ovest di Amsterdam, forniscono un terreno fertile per mettere in discussione il ruolo delle persone e della società.

@Menno Kok

Nicolás Jaar è un’artista e compositore cileno e secondo ospite curatore da quando ha aperto i battenti Het Hem. Durante le dieci settimane di soggiorno, Jaar ha lavorato a stretto contatto col gruppo Shock Forest Group: un collettivo che raccoglie dati storici, archeologici, sociologici sull’area di Hembrug in cui oggi sorge Het Hem ma che fino a qualche anno fa era la sede di una fabbrica costruttrice di munizioni. Dal 1895 gli stabilimenti di artiglieria producevano armi da fuoco, artiglieria e munizioni per l’esercito olandese. Dal 1956 al 2003, anno in cui hanno cessato la produzione, milioni di proiettili sono stati prodotti durante la Guerra Fredda per l’uso dei soldati della NATO in tutto il mondo. 

@Jeroen Verrecht

Lo scorso 17 ottobre, insieme al visual artist Vincent de Belleval, Jaar ha inaugurato il lavoro Retaining the Energy, but Losing the Image: le frequenze emesse e riflesse da dieci parabole, si diffondono per tutto lo spazio circostante creando interazioni continue e forme di intimità.

Duecento metri sono quelli che separano le due estremità del tunnel di cemento. Fino a qualche anno qui si testavano i proiettili prodotti. Attraverso due fessure penetra un raggio di luce calda che attraversa la galleria per tutta la sua lunghezza e oltre. Incomprehensible Sun (2019) è il nome della seconda installazione di Nicolás Jaar: i visitatori – quattro alla volta – entrano al centro della galleria. La velocità e la direzione della loro esperienza determinano il percorso, il ritmo e la durata della passeggiata. Quando il raggio di luce s’interrompe, si rimane soli. Spavento? Il silenzio potrebbe essere ossessivo quando si è in compagnia dei propri pensieri. Qui il buio totale è una camera anecoica ospitale come un ventre. Non è freddo. La memoria sensoria corre alla Torre dell’Olocausto a Berlino, illuminata solo dalla luce indiretta del giorno che penetra da una stretta feritoia posta in alto.

Nell’oscurità si smette di passeggiare e si resta in ascolto: il proprio respiro alternato allo stridore metallico dei suoni che corrono lungo le pareti. Poco a poco anche il rumore dei colpi ovattati diventa familiare. Sospeso danza il pulviscolo in un unica direzione. Teoria corpuscolare della luce. I nostri corpi non sono diafani: se ci si inginocchia a giocare con la luce le mani creano dei vortici. Il piacere del demiurgo, fare e disfare galassie, dura un istante: l’illusione di influire sulla danza della polvere. Più che dei, sembriamo felini di Schrödinger. Quando la mano, un piede o l’intero corpo interferiscono col raggio, la materia sparisce e lotta per sopraffare il visitatore: l’intelligenza della polvere aggira le dita della mano e torna sui propri “passi” incurante di chi ha voluto fermare il prisma decomposto. Non resta che qualche consolatoria ombra cinese.

Da non perdere anche la collezione permanente che ospita  Still Life di RAAAF: quattro pesanti piastre di ottone ottenute fondendo i proiettili rimasti si muovono tra le colonne in un ritmo imprevedibile; combinate, aprono e chiudono la prospettiva di questo immenso spazio. Lo spettatore è costretto a relazionarsi continuamente con il lavoro e lo spazio, mentre le lastre di ottone si allontanano lentamente, per poi inevitabilmente tornare indietro. Questi quattro corpi celesti non ruotano intorno al visitatore, ma continuano imperterriti nella loro passerella. Per loro chi guarda l’installazione non ha alcun potere. Non è un pensiero di sconfitta o di desolazione. Al contrario, liberarsi da un enorme fardello, non può che essere consolatorio.






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