FORGOTTEN AMSTERDAM

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C’era una volta il Kraakliedenbuurt, il quartiere degli squatters ad Amsterdam

Sull’importanza ricoperta dallo squatting movement ad Amsterdam – il movimento di occupazione delle case sfitte – non ci sono dubbi. Come scrive Jacob Kollar su Amsterdam Alternative esso ha contribuito notevolmente al fiorire della cultura creativa, nonché a creare la storia della città. Molti centri culturali sono nati durante l’occupazione e sono tutt’oggi presenti sul territorio.

Oltre ai grandi squat che esistevano nelle parti storiche della città – come il Groote Keyser a Keizersgracht, il più famoso Lucky Luyk o lo Slang sulla Spuistraat, uno dei principali quartieri occupati è stato lo Staatsliedenbuurt.

Molti occupanti si stabilirono nella zona creando una cultura unica e identificativa della zona. Eric Duivenvoorden – un occupante storico – ha descritto come “l’occupazione nello Staatsliedenbuurt fosse diversa”. Gli squatters occupavano le case lasciate vuote dall’esodo della classe operaria. Mentre le occupazioni nel resto della città venivano gradualmente sgomberate, lo Staatsliedenbuurt veniva lasciato in disparte, diventando così sempre più importante fino a contare quasi 800 occupanti. Per le autorità sgomberare un solo edificio era molto più facile rispetto allo sgombero di un’intera area.

Grazie allo status unico nel suo genere, l’area occupata fu in grado di creare organizzazioni e piattaforme innovative. Il centro conteneva al suo interno molte diversità e l’area venne presto soprannominata Kraakliedenbuurt: il quartiere degli occupanti solidali.

La diversità era la cifra che caratterizzava tutta la zona: chi occupava per motivi politici e chi per ragioni pragmatiche. Il Kraakliedenbuurt raccoglieva i portoghesi renitenti alla leva e ospitava una casa delle donne, il lesbian bar Wicca e qualche anarchico.

Ancora oggi è possibile vedere in parte i segni della cultura e della creatività dell’epoca. Il comune ha intenzione di creare qui alcuni broedplaatsen (terreni di riproduzione): il problema è che il terreno connettivo della comunità ormai non esiste più.

Nell’area era possibile trovare persone che cucinavano per gli altri, che aiutavano guardando i bambini o con il lavoro manuale.

Oggi è inoltre ancora attivo il Blauwe Duim, l’iniziativa grazie alla quale i residenti più poveri della zona possono prendere in prestito gli strumenti per sistemare i propri spazi. 

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