I bambini ospitati nei centri d’accoglienza per rifugiati vivrebbero in condizioni che non rispettano gli standard stabiliti. A riportarlo un nuovo report condotto dall’agenzia d’insediamento rifugiati COA in collaborazione con un gruppo di associazioni di beneficienza.

Sono le condizioni di privacy stabilite anche dai trattati internazionali per i diritti dei minori a non essere garantite. I servizi igienici e le cucine condivise sarebbero la maggior preoccupazione del report.

La ricerca si riferisce a 148 ragazzini tra i 6 e i 12 anni, 87 teenagers e 77 genitori che hanno vissuto in 10 strutture diverse nei Paesi Bassi.

Circa 7,000 di questi ragazzini è accolto nei centri in attesa di essere espulso dal paese.

I ricercatori raccomandano che alle famiglie vengano date più aree riservate – come le camere da letto o i bagni. Inoltre sostengono che i ragazzini dovrebbero avere stanze separate dai genitori.

“I bambini hanno diritto a una dimensione famigliare sana” ha detto la coordinatrice del progetto e collaboratrice Unicef Helen Schuurmans. “Cercheremo di creare spazi appositi per ogni famiglia”.

Il rapporto afferma anche che i bambini non dovrebbero essere trasferiti di centro in centro nel mezzo dell’anno scolastico e nel caso accadesse dovrebbe già essere stata preparata loro l’entrata nella scuola successiva.

Lo scorso anno i parlamentari hanno concordato che i nuclei famigliari con bambini in età scolare non venissero trasferiti di struttura in struttura. I ragazzini coinvolti nel sondaggio traslocano mediamente una volta all’anno, alcuni anche cinque o sei.

“Ogni volta che un ragazzino cambia zona deve ricominciare a crearsi relazioni e conoscere nuovi insegnanti. L’abbandono della rete relazionale e il continuo peregrinare comporta conseguenze” ha detto Schuurmans.