di Martina Bertola

Dal 17 settembre all’8 gennaio 2017, lo spazio espositivo dell’EYE di Amsterdam, ospita una serie di lavori che vedono protagonista la regina del cinema di una volta: la pellicola.

Un percorso di opere d’arte contemporanea, in cui gli artisti esplorano il loro rapporto con la celluloide, vede come sfondo sale buie e proiettori accesi. Immagini, colori e suoni riempiono le stanze, offrendo si il palco d’onore al proiettato, ma senza lasciare in disparte il complesso meccanismo su cui si regge la mostra. Leit motiv tra i diversi artisti che espongono le loro opere è il supporto su cui è impressa l’immagine.

Ogni spazio è dedicato ad una proiezione specifica per un totale di cinque postazioni. Tra i nomi risalta quello di Tacita Dean, un’artista visuale attratta dalle possibilità offerte dall’analogico. La sua installazione, FILM, è una sorta di poesia visuale, composta da immagini registrate su una 35mm e proiettate insieme a una composizioni di suoni.

Sandra Gibson&Luis Recoder con il loro Available Light: Yellow-Red, si focalizzano sull’emozione che possono offrire i colori. I portoghesi João Maria Gusmão e Pedro Paiva hanno sperimentato con più proiezioni su supporti di 35mm e 16 mm. Sono brevi film che riproducono la quotidianità, il cui scopo è quello di raccontare la poesia dell’ordinario.

Molto interessante è l’approccio di Rosa Barba, che propone una serie di immagini aere di paesaggi, attraverso i quali racconta i cambiamenti della società.

Il proiettore, in genere nascosto e riparato in una sala a parte, questa volta è protagonista ed elemento dell’arte; la pellicola è esposta e visibile.

Si tratta quindi di una mostra diversa dalle altre, soprattutto se si riflette sul fatto che la pellicola, una volta parte essenziale del cinema diventa in questo caso essa stessa arte.

Nota dolente, tuttavia, il raccordo con il cinema stesso; uno spettatore alla ricerca di immagini proiettate rischia di non trovare ciò che cerca. I dettagli sono ben curati ma il limite maggiore di quest’esposizione sta nella sua eccessiva autoreferenzialità: originale ma poco digeribile per la gente comune che non orbita nell’universo artistico.

Mostra interessante ma il museo del cinema forse poteva offrire qualcosa di più.

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