Sbmeirow cropped an existing photo by Viswesr on Wikimedia Commons., CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
Cosa è successo
Alla fine di settembre Karremans ha preso il controllo di Nexperia, azienda di semiconduttori con sede a Nijmegen, facendo leva su una legge del 1952 mai applicata prima. Il giorno seguente un giudice ha rimosso il direttore cinese di Nexperia dalla sua carica. Secondo Karremans il direttore rappresentava una minaccia per l’economia e la sicurezza europea: si sospettava il trasferimento di «mezzi di produzione» e di «conoscenze» verso una società esterna a Nexperia con sede in Cina.
La reazione cinese è stata furiosa: Pechino ha imposto un divieto totale di esportazione dei chip prodotti in Cina destinati a Nexperia. Sebbene la sede legale sia nei Paesi Bassi, la maggior parte degli stabilimenti produttivi si trova in Cina. Il divieto ha scatenato il panico tra le imprese europee dipendenti da quei componenti, colpendo in particolare l’industria automobilistica.
Dopo l’incontro Trump-Xi la situazione pare rientrata: resta da vedere se la questione sia effettivamente chiusa. Per gli esperti l’azione di Karremans è arrivata del tutto inaspettata e ha irritato Pechino. ».
Anche Maaike Okano-Heijmans, esperta di geopolitica e tecnologia presso l’Istituto Clingendael, condivide questa linea: le preoccupazioni del governo olandese sul direttore cinese di Nexperia erano legittime, «ma Karremans avrebbe fatto meglio a discuterne dietro le quinte con tutte le parti coinvolte, dice NOS.
Pur riconoscendo che l’intervento di Karremans fosse comprensibile, molti analisti interpretano la successiva sospensione della misura, avvenuta sei settimane dopo, come un cedimento alla pressione cinese.
Dipendenza dalla Cina
Il fatto che l’industria automobilistica europea sia stata messa in crisi dal divieto di un solo fornitore evidenzia la forte dipendenza dall’offerta cinese. Okano-Heijmans sostiene che questo dovrebbe essere un campanello d’allarme per governi e imprese: la ricerca del fornitore più economico e veloce ha portato molte aziende a concentrare la produzione in un’unica area, aumentando la vulnerabilità.
L’analista conclude che i Paesi Bassi si sono messi in una posizione svantaggiata con l’intera vicenda. «Per la Cina è la conferma di avere le carte migliori».







