La vicenda di Chaka Laguerre, praticante presso la Corte di Giustizia de l’Aja (ICJ) divenuta famosa per il post virale su FB che denunciava di essere stata vittima di violenze dalla polizia, sembra essere giunta a conclusione: oggi pomeriggio la Corte ONU ha rivolto scuse formali alla polizia di Den Haag, accusata di razzismo dalla giurista. Per la polizia il caso è chiuso, mentre la Corte ha ritenuto di non dover commentare la vicenda.

 

Il video mostrato ad alcuni giornalisti

Nella giornata di giovedi 26, il capo della polizia de l’Aja aveva mostrato ad un gruppo di giornalisti le immagini delle telecamere a circuito chiuso che mostrano la sequenza degli eventi: secondo AD, uno dei media selezionati dalla politie per visionare i filmati, sostiene che “le immagini non mostrino violenze.

Gli agenti cercano di parlare con la donna dopo che aveva attraversato la strada con il rosso.” Per il resto, la testimonianza del giornalista di AD ricalca, grossomodo, il racconto della polizia: la donna non si sarebbe fermata all’alt e gli agenti l’avrebbero inseguita per contestarle la manovra azzardata. Apparentemente, dice ancora il cronista di AD, le avrebbero chiesto di provare la sua identità e lei si sarebbe -di nuovo- allontanata. Quindi, avrebbe messo la bicicletta sul cavalletto e si sarebbe data alla fuga.

Gli agenti l’avrebbero raggiunta, tentando di ammanettarla. Sarebbero chiare le immagini, dice ancora il giornalista, che proverebbero la resistenza strenua della praticante avvocato, per evitare il fermo. La colluttazione sarebbe durata alcuni minuti.

Il capo della polizia Paul Musscher, si è recato -quindi- presso la Corte internazionale di giustizia per discutere la questione e mostrare le immagini. Musscher si era detto intenzionato a sporgere denuncia presso la Corte -dove non vige la giurisdizione olandese ma un organo di autotutela- per calunnia contro la donna.

 

Chaka Laguerre rilancia: non devo scusarmi di nulla

Nel tardo pomeriggio, tuttavia, la praticante presso l’ICJ ha pubblicato nuovamente sulla sua pagina FB dalla quale è sparito il post con la denuncia di violenze, condiviso migliaia di volte. “Non devo scusarmi di nulla con la polizia di Den Haag; non devo scusarmi per il loro comportamento” ha scritto alle 17,30. E ha aggiunto: “A quanto ne so io, nessuna istituzione internazionale ha presentato scuse ufficiali”.

 

I dubbi sulla ricostruzione

Indipendentemente dalla veridicità dei fatti, cosi come li ha raccontati la Laguerre, alcuni interrogativi permangono: anche accogliendo la ricostruzione della politie di Den Haag, per quale ragione una donna di 30 anni in carriera e con un eccellente curriculum alle spalle, ha deciso di mettere a rischio il suo futuro professionale montando una storia simile? Perchè la praticante presso l’ICJ è fuggita alla vista degli agenti anche se lei, stando a quanto scritto sul suo post, sosteneva di avere con sè un documento d’identità? Perchè, se lo aveva, non lo avrebbe mostrato? Perchè gli agenti -stando al comunicato stampa ufficiale- avrebbero deciso di multarla per aver attraversato con il rosso e non, anche, perchè sprovvista di un documento di identità?

Le immagini mostrate alla stampa, come sottolineato da AD, sono prive di audio quindi è impossibile capire quale tipo di conversazione sia intercorsa tra le parti. Ciò che è certo, al momento, è che la polizia e l’ICJ premono affinchè la questione venga chiusa al più presto.