Si torna a parlare della piccola Insiya rapita l’anno scorso dal padre, Shehzad Hemani, che l’ha portata  in India. Il Ministro della Giustizia ha chiesto ufficialmente spiegazioni al governo indiano, soprattutto poiché questo non ha emesso un mandato di cattura per il padre della bambina.

La richiesta di estradizione da parte dell’Olanda è stata già presentata a marzo e tre mesi dopo le autorità indiane  hanno risposto ritenendo quest’ultima una pretesa non necessaria. Secondo quanto riportato da AD, la lettera di risposta non sarebbe ancora pervenuta al ministero olandese che sta comunque già preparando un ulteriore lettera per chiedere che siano rese più chiare le posizioni delle autorità indiane. Qualora il Sig. Hemani non dovesse essere estradato in Olanda, il Pubblico Ministero ha fatto sapere di essere comunque disposto ad aprire l’iter giudiziario anche in sua assenza.

Dietro i motivi del primo rifiuto d’estradizione da parte della autorità indiane ci sarebbe, da parte di quest’ultime, la volontà di non considerare come reato le accuse mosse al Sig. Hemani. Il condizionale è d’obbligo in questo caso perché va ricordato che la piccola Insiya è stata prelevata con la forza dalla casa della nonna e che il rapimento non è stato fin da subito riconducibile al padre. Neanche adesso ci sono le prove che testimonierebbero questo capo d’accusa, ma tutti gli indizi non fanno che condurre al sospettato numero uno: la separazione e la battaglia per ottenere la custodia della piccola Insiya, assegnata alla madre della bambina, sono infatti due ragioni più che valide che avrebbero potuto spingere Hemani al rapimento.