Ieri sera, 18 maggio, dibattito serrato alla Tweede Kamer sul caso Ebru Umar, la giornalista trattenuta in Turchia per quasi un mese, dalle autorità della mezza luna per alcuni Tweet di insulti al presidente Recep Erdogan. Ad una settimana dal rientro dell’editorialista di Metro nei Paesi Bassi, il premier Mark Rutte e il ministro degli esteri Bert Koenders hanno condiviso le preoccupazioni dei parlamentari, a proposito del clima intimidatorio alimentato da Ankara contro le manifestazioni di dissenso, per poi glissare su eventuali azioni da intraprendere.

L’indagine in Turchia contro la Umar va avanti ma il premier non ha garantito il no, come richiesto da più parti, ad un’eventuale richiesta di estradizione. Rutte, insomma, prende tempo e chiude a qualunque ipotesi di rivedere i rapporti con la Turchia, a partire dall’accordo sui rifugiati. “Richiesta bizzarra” ha commentato. Intanto Wilders attacca: “il premier continua a fare affari con il nazi-islamista Erdogan” e l’opposizione critica aspramente la decisione di limitare alla diplomazia la risoluzione del caso Ebru Umar senza muovere passi ufficiali contro Ankara. Intanto, il partitino Denk, composto dai due deputati turco-olandesi fuoriusciti dal Pvda, Ozturk e Kuzu, non ha partecipato al dibattito.