di Agata Zarcone

 

Un uomo d’affari slovacco che si reca all’aeroporto di Charleroi e ne esce in coma, un arresto violento tutto da chiarire, un’indagine che va avanti da due anni e mezzo senza risultati e un video shock che ha fatto tremare i vertici dello Stato belga: questi sono gli elementi del caso Chovanec, una vicenda che dalla scorsa settimana, sta occupando le prime pagine dei media in Belgio ed è stata ripresa anche dalla stampa internazionale.

Perchè solo a due anni di distanza dai fatti, è stato pubblicato il video ? Questa domanda non ha una risposta, come tante altre domande che riguardano il caso, ma facendo un passo indietro è possibile, quantomeno, delineare alcuni scenari. Jozef Chovanec, 38 anni, era pronto per prendere l’aereo per la Slovacchia con partenza alle 18.55 secondo VRTnews, e vi è anche salito.

I problemi iniziano quando Chovanec sale sull’aereo. Non aveva con sé i documenti necessari e, secondo l’ufficio del procuratore, ha spinto una delle hostess. La polizia aerea sarebbe intervenuta arrestandolo e trasferendolo in una cella dell’aeroporto. La denuncia è resistenza a pubblico ufficiale. Eppure, l‘avvocato della moglie sostiene che l’uomo aveva con sé tutti i documenti necessari, ma che li aveva lasciati in sala d’attesa, insieme al suo cappotto. “Questo è stato il primo segno che qualcosa non andava.”

Pare infatti che l’uomo fosse in stato confusionale.

Un testimone ha conformato questa tesi in un video. Vojtech Eksler è stato avvicinato due volte da Chovanec prima di imbarcarsi sul volo Ryanair per Bratislva. “Non era sicuro del suo biglietto aereo e ha chiesto conferma se fosse al gate corretto.”

Il testimone, inoltre, ha detto che non c’era alcun segno di aggressività in Chovanec, piuttosto negli agenti di polizia. Eksler ha anche affermato che, a causa dell’aggressività della polizia durante l’arresto, aveva avuto da subito un brutto presentimento riguardo il destino dell’uomo slovacco.

La detenzione

Grazie al video pubblicato ad agosto, e la cronologia degli eventi ricostruita da VRT, sono stati scoperti e resi pubblici elementi fondamentali alle indagini.

Chovanec, insomma, viene arrestato. Circa un’ora dopo il suo arresto, l’ufficio del pubblico ministero viene contattato per la prima volta, afferma il ministro della Giustizia, Koen Geens di CD&V in audizione davanti alla commissione parlamentare. Il pubblico ministero decide che Chovanec deve essere arrestato e che le immagini della telecamera devono essere conservate.

Nel video pubblicato il mese scorso, si vede per intero cosa è accaduto nella cella tra le 4 e 20 e le 5e 20 del mattino. Chovanec sbatte la testa contro il muro per un minuto intero, sei poliziotti cercano di trattenerlo, un poliziotto si siede su di lui per 16 minuti, una poliziotta fa il saluto nazista mimando i baffi di Hitler. Solo dopo più di quaranta minuti un portantino entra nella cella di Chovanec somministrando immediatamente un’iniezione di sedativo.

Chovanec va in arresto cardiaco e finisce in coma. Pare che, inoltre, un’infermiera presente abbia detto che non valeva la pensa salvarlo, e che non siano accelerati i tempi di soccorso. Viene trasferito all’ospedale Marie Curie di Charleroi, dove morirà il 27 febbraio 2018.

Il follow up

Il giorno dopo l’arresto viene aperta un’indagine. Nel frattempo, sui media slovacchi emergono immagini dell’aereo. Sempre secondo VRT, la polizia aeroportuale avrebbe informato il gabinetto del presidente fiammingo Jambon il 26 febbraio 2018. “Ecco un resoconto dell’evento. Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che parte dell’intervento è stato filmato da amici della persona interessata con uno smartphone e probabilmente trasmesso dalla televisione slovacca. (…) Anche i colleghi sono rimasti feriti a causa dell’incidente.”

Eppure, nei giorni scorsi, a seguito dell’uscita del video incriminato, Jambon ha affermato più volte di non sapere nulla, o meglio, di non ricordare nulla, e che l’affare era gestito dal suo gabinetto. Nei mesi successivi alla morte di Chovanec, il Comitato P ha condotto circa 60 audizioni. Il comitato P è un organo che si occupa del buon funzionamento dei servizi di polizia. Ha intervistato gli agenti di polizia presenti, il personale dell’aeroporto, gli addetti alle ambulanze, il personale di assistenza e la famiglia della vittima. 

Dopo un anno di indagini, nel 2019, la vedova di Chovanec è venuta a sapere tramite l’ambasciata slovacca che il giudice istruttore belga vuole archiviare il caso: l’avvocato della signora constata l’incredibile assenza nel fascicolo di elementi fondamentali alle indagini. Molti elementi cardine, come il saluto di Hitler in cella, non sono stati presi in considerazione. Per alcuni mesi non ci sono novità e le indagini non procedono. 

Le conseguenze del video pubblicato

Veniamo ai giorni nostri. Finalmente, il video delle azioni della polizia in cella è stato pubblicato il 19 agosto. Questa è la prima volta che il Comitato P, vede il video. A seguito della visione, l‘agente che ha fatto il salute di Hitler è stato rimosso dal suo incarico quello stesso giorno, e non potrà più avere contatti con il pubblico.

Il capo della polizia aeroportuale di Charleroi, il 21 agosto è stato trasferito in un altro dipartimento.  Jambon continua a negare di essere stato informato, anche se pochi giorni fa ha ammesso di aver incontrato l’ambasciatore slovacco personalmente, ma che è stato un incontro breve e non ricorda molte cose del caso.

Il 22 agosto il Consiglio Supremo di Giustizia belga (HRJ, Hoge Raad van de Justite) richiesto informazioni sul fascicolo. Il parlamento slovacco, il 2 settembre, ha chiesto alla Commissione Europea di indagare sul caso Chovanec, perchè dice di avere poca fiducia nell’indagine belga, che ormai va avanti da oltre due anni con scarsi risultati. Simili dichiarazioni sono state fatte dalla vedova di Chovanec. Proprio la scorsa settimana, l’ambasciatore belga  in Slovacchia è stato convocato dal ministro degli esteri slovacco, Ivan Korcok, in relazione al caso Chovanec.

Infine, il 3 settembre il Consiglio supremo di giustizia belga apre le indagini.

Negli ultimi giorni, inoltre, il governo belga ha oscurato il video completo da YouTube. Per chiunque aprisse il video dal Belgio, il filmato non è accessibile a causa di un’azione legale da parte del governo: parti del video originale sono comunque disponibili su altre piattaforme.