Per una volta, la politica olandese del consenso non ha funzionato. E non ha funzionato proprio sul tema scottante dell’abitare. Solo mercoledì, il sindaco di Amsterdam Eberhard van Der Laan aveva detto, a proposito del celebre sito di “flat sharing” Airbnb, che avrebbe auspicato un’estensione del diritto di subaffittare legalmente anche agli inquilini delle case popolari. “Una fetta consistente di abitanti di Amsterdam è esclusa dai vantaggi economici che il turismo porta”, aveva detto il primo cittadino della capitale a margine di un incontro pubblico. L’uscita non è piaciuta al deputato del VVD Road van der Linde che ha annunciato un’interrogazione parlamentare e chiesto conto al borgomastro delle sue parole. “Posizione incomprensibile” avrebbe detto alla stampa il deputato di destra, “cosa direbbe la gente se il sindaco affittasse la sua residenza ufficiale su Airbnb?” conclude sarcastico. Il parlamentare allude al fatto che le proprietà immobiliari pubbliche hanno prezzi controllati per consentire a chiunque un alloggio e che lo sfruttamento economico non è un’opzione.

Il regolamento comunale, approvato dalla giunta D66-SP-VVD lo scorso anno, prevede infatti la possibilità di affittare legalmente tramite Airbnb e portali simili, per un massimo di 60 giorni l’anno ma solo per i proprietari di casa. Esclusi gli inqulini delle case popolari mentre per coloro che affittassero da un privato è necessaria espressa autorizzazione.

Intanto la woning corporatie De Key, una delle associazioni che gestiscono il patrimonio immobiliare pubblico, ha annunciato che consentirà a breve il subaffitto legale per i suoi inquilini. Van der Linde ha chiesto al ministro per la questione abitativa Stef Blok, di intervenire.