The Netherlands, an outsider's view.

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Carri armati nel cuore di Amsterdam. A quarant’anni dagli scontri di Vondelstraat



Cover Pic: Wikipedia | Author: Polygoon Hollands Nieuws | License: CC

Oggi Vondelstraat è una delle tante vie che circondano il parco più famoso di Amsterdam: ingressi curatissimi, porte in legno istoriato, lussureggianti rampicanti e un parco auto che neanche a Montecarlo. 90 m² costano ben oltre il milione di euro.

Fa strano pensare che quarant’anni fa, nel marzo del 1980, la strada fu al centro di violenti scontri tra i krakers, gli occupanti “abusivi”, e i carri armati dell’esercito olandese riesumati dalla seconda guerra mondiale.

Nell’Amsterdam degli anni ’70 le occupazioni erano prassi abituale a causa della mancanza di abitazioni e dell’elevato numero di edifici fatiscenti nel centro della città. Molti occupanti erano figli del baby boom degli anni ’50.

Alla fine del decennio la pressione di politici e proprietari immobiliari costrinse il sindaco Wim Polak a prendere provvedimenti contro i krakers. Scontri tra occupanti e polizia erano all’ordine del giorno: nel 1980 la memoria del Blue Monday, il 24 marzo del 1975, era ancora fresca. Allora a Nieuwmarkt centinaia di agenti municipali e poliziotti in assetto antisommossa affrontarono gli attivisti dell’Aktiegroep Nieuwmarkt e residenti che lottavano contro l’abbattimento delle case per far posto alla costruzione della nuova linea metropolitana. Stereotipata o meno che sia, la visione funzionalista di una città come mero motore economico si contrapponeva a quella “romantica” di chi credeva ancora in un’Amsterdam dove poter vivere, lavorare e socializzare.

Barricaden rond kraakpand in Vondelstraat Amsterdam kraker slaapt op barricade | Nationaal Archief ! License: CC

Alla fine il comune riuscì a “riconquistare” la piazza per la costruzione delle fermata che fu inaugurata soltanto nel 1977. Gli scontri furono duri a tal punto che il comune decise di non costruire alcuna nuova linea dopo aver completato la nascente Oostlijn: i poliziotti usarono cannoni ad acqua contro le sassaiole e le “bombe di vernice” dei Provos. 

Anche se la situazione fu piuttosto tesa, non si arrivò mai a quello che successe cinque anni più tardi.



Il sogno di un Vondelvrijstaat

Il pomeriggio del 29 febbraio 1980 un gruppo di squatter occupò un edificio all’angolo tra Eerste Constantijn Huygensstraat e Vondelstraat, nel cuore di Amsterdam. Lo stabile apparteneva a un noto speculatore. Era già stato occupato la settimana prima e poi immediatamente sgomberato per violazione di domicilio. Quel giorno, approfittando di un diversivo – una manifestazione diretta verso la casa del sindaco a Herengracht – centinaia di persone decisero di rioccupare l’edificio e costruirono enormi barricate, aiutati anche dai residenti che simpatizzavano con la causa. Il traffico in città si paralizzò.

Il comune si affrettò nell’inviare una delegazione che cercasse una qualche mediazione. Non se ne concluse nulla.

Tra lanci di bombe incendiarie e gas lacrimogeni iniziarono così gli scontri che proseguiranno fino al 3 marzo: solo nelle prime ore oltre 25 poliziotti rimasero feriti. All’interno dell’edificio occupato le giornate scorrevano veloci tra assemblee pubbliche e lentissime trattative con le autorità. Come ricorda Eric Duivenvoorden su De Groene Amsterdammer, anche Klaas Bruinsma, re del commercio illegale dell’hashish, arrivò a lamentarsi con la polizia che gli abusivi avevano “demolito completamente” le sue proprietà.

Barricaden rond kraakpand in Vondelstraat Amsterdam overzichten gebarricadeerde | Nationaal Archief | License: CC

Le richieste degli occupanti erano molto pragmatiche: non sgomberare l’edificio e il rilascio immediato di Nanda, un’attivista ingiustamente arrestata qualche giorno prima perché trovata in possesso di una bomboletta spray, ma senza alcun ulteriore capo d’imputazione.

Condizioni molto concrete dunque: del resto, il movimento olandese dei krakers non ha mai avanzato una profonda critica sociale.

Politie en leger met pantserwagens en tanks ruimen barricaden op in Vondelbuurt | Nationaal Archief | License: CC

Secondo documenti rinvenuti solo di recente, il sindaco Polak contattò il governo all’Aja per richiedere uno stato “emergenziale” contro la situazione definita “rivoluzionaria”: “dai quattro ai seicento occupanti altamente motivati e molto ben equipaggiati, professionali e armati di mazze e catene di ferro, pietre, basalto e bottiglie piene di butano”.

Le autorità locali sapevano che non potevano permettersi di perdere la partita: speravano di chiudere la vicenda il prima possibile senza spargimenti di sangue e senza rimetterci il proprio prestigio.

Sotto queste premesse, la negoziazione era claudicante fin dall’inizio.



Carri armati contro la richiesta di alloggi

Invece delle solite truppe d’assalto, un incontro tra sindaco, vertici della polizia, il comando militare provinciale e i Marechaussee decise di intervenire con carri armati per abbattere le barricate nemiche. Ma c’era un problema: l’imponente mezzo dell’esercito non era fatto per districarsi in una strada cittadina.

E se il ribelle Davide avesse scoperto la facilità con cui colpire con qualche molotov le prese d’aria del pachidermico Golia, l’equipaggio del carro armato avrebbe rischiato parecchio.

Iniziò il balletto dei pareri. Un generale reduce dal Suriname consigliò di non utilizzare mezzi che rischiavano di impantanarsi sulle rotaie di un tram. La sera del 1 marzo 23 uomini – tra ministri, funzionari militari e alti rappresentanti della regina – si incontrarono segretamente in una stanza del Ministero dell’Interno: si optò per la prudenza, cercando ancora la via del dialogo.



I krakers acconsentirono a liberare Overtoom, una delle arterie principali della zona. Una soluzione pacifica sembrava sempre più vicina. Il sindaco, tuttavia, decise di forzare la mano: chiese agli occupanti di non resistere alla rimozione di tutte le altre barricate. L’ultimatum scadeva alle 5 del mattino. Non avendo ricevuto risposta, un elicottero sorvolò la zona e lanciò dei volantini: le forze dell’ordine erano autorizzate a sparare a chiunque avesse lanciato una molotov.

Alle prime luci i carri armati entrarono in azione e sfondarono le barricate. Gli occupanti non opposero resistenza. L’edificio non fu sgomberato e Nanda fu liberata lo stesso giorno. Poco tempo dopo lo stabile venne acquistato dal comune e trasformato in alloggio per giovani. 

Il 3 marzo in città venne ripristinata però solo una “calma apparente”: la mano forte dello stato non fece altro che aumentare la consapevolezza della forza dei krakers. La protesta acquisì nuovo vigore e raggiunse il suo massimo un paio di mesi dopo, durante gli scontri per l’incoronazione della regina Beatrix il 30 aprile. Ma questa è un’altra storia.






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