L’Interventieteam Champignons, ispettorato interministeriale fondato nel 2007 e specializzato nel controllo della produzione industriale di funghi, ha pubblicato ieri i risultati degli ultimi tre anni di lavoro.

Secondo il rapporto, tra 2011 e 2014 sono stati controllati 187 produttori durante 100 ispezioni. Nel 20% dei casi gli ispettori hanno rilevato violazioni della legge: l’Interventieteam ha infatti rinvenuto 236 braccianti illegali e 4193 sottopagati, molti di nazionalità bulgara e polacca, impiegati nelle aziende del Limburgo, del Brabante e del Gelderland. E le multe, sempre secondo dati ufficiali, hanno raggiunto l’ammontare totale di 5,1 milioni di euro.

Sebbene la percentuale di illeciti sia leggermente diminuita rispetto al periodo 2007-2010, il rapporto certifica come il caporalato continui a essere una presenza consistente del settore. Il sindacalista Henry Stroek, intervistato da Nos, ha infatti definito l’industria del fungo olandese una zona “per nulla bianca, ma piuttosto grigia”.

Da qualche anno esiste tuttavia un marchio di certificazione etica per i produttori di funghi (Fair Produce), al quale il 95% delle aziende è affiliato, ma che talvolta fallisce nell’assicurare la provenienza “fair” dei prodotti. L’ultimo caso la settimana passata, il 3 di giugno, quando lo stabilimento della De Vliet B.V. a Standdaarbuiten è stato perquisito nel corso di una operazione internazionale contro lo sfruttamento illegale della manodopera. Secondo le fonti dell’Omroep Brabant, 24 cittadini bulgari probabilmente reclutati nel paese d’origine sarebbero stati obbligati per anni a lavorare in condizioni di quasi schiavitù all’interno dell’azienda.

La coltivazione industriale di funghi nei Paesi Bassi è da tempo nell’occhio del ciclone. Già nel 2010, infatti, diversi produttori furono multati per un valore complessivo di ben 1,5 milioni di euro a seguito dell’impiego illegale di migranti senza documenti e per aver sottopagato centinaia di braccianti, anche il quel caso Bulgari e Polacchi.