Nonostante l’elenco dei negozi che possono rimanere aperti, come eccezione alla regola del lockdown, per tutto il giorno è rimasta molta incertezza: come devono comportarsi quei negozi che vendono tanto generi essenziali quanto beni non considerati di prima necessità, si chiede NOS?

“Molto rimane poco chiaro tra i rivenditori”, afferma Jan Meerman, direttore dell’associazione dei rivenditori INretail. “Quando sei essenziale e quando no?”

In una lettera al Parlamento, il governo ha provato a chiarire la questione: in linea di principio l’attività principale di un negozio determina se è consentito aprire. Il ministero dell’Economia ha detto che oltre il 70% del fatturato deve essere generato da prodotti o servizi essenziali. 

C’è però un’eccezione ed è il caso di Hema ; alcuni negozi vendono cibo (essenziale) e abbigliamento (non essenziale). HEMA, sebbene i negozi di catene con diversi prodotti siano considerati come non essenziali, ha comunque aperto i battenti: “La filiale del tuo negozio contiene uno (o più) dipartimenti focalizzati su generi essenziali per almeno il 30%? In tal caso, quella parte del negozio può rimanere aperta. “

HEMA può quindi aprire, ma può vendere solo articoli essenziali se in precedenza rappresentavano almeno il 30 percento del fatturato.

Tuttavia, il concorrente Action non riaprirà finché non ci sarà maggiore chiarezza da parte del governo. Un portavoce sottolinea che ci sono molti cibi sugli scaffali: “Cioè più della metà: pensa al cibo per cani, alla carta igienica, alle bibite e agli shampoo”.

Secondo la lettera al parlamento, un negozio di beni essenziali, può vendere beni non essenziali ma già la questione si fa oscura: in quale misura, ad esempio, un supermercato o una macelleria possono vendere beni non essenziali? Il governo avrebbe detto “in misura limitata”, senza specificare. Ma per il ministro, la gamma di prodotti non essenziali non può aumentare improvvisamente.

La catena di farmacie Kruidvat ha già annunciato che continuerà a vendere anche articoli non drugstore: “Siamo principalmente una farmacia, quindi ci è consentito aprire”, ha detto un portavoce. “Potremmo anche continuare a vendere articoli non essenziali come trucchi e articoli da regalo”.

In breve, significa che un negozio con prodotti non essenziali, può vendere prodotti essenziali se rappresentavano almeno il 30% del fatturato prima che il blocco entrasse in vigore. E un negozio di prodotti essenziali può quindi vendere anche benu non essenziali, anche se in misura limitata.