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Zeedijk 63 non è un indirizzo come un altro ad Amsterdam: in pieno De Wallen, sulla strada più battuta dai turisti, si trova uno dei primi caffè gay-friendly in Europa: Café ‘t Mandje.

Contrariamente a quanto molti pensano, ‘t Mandje non è stato però il primo bar gay di Amsterdam: già nei primi decenni del XX secolo c’erano cinque locali, il più famoso dei quali era The Empire sul Nes.

Café ‘t Mandje
FaceMePLS from The Hague, The Netherlands, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons

La Regina dello Zeedijk

Nel 1927 la venticinquenne leggendaria Elisabeth Maria van Beeren, detta Bet o meglio conosciuta come la “Regina dello Zeedijk”, ha rilevato il bar Amstelstroom da suo zio.

Van Beeren inizia a lavorare in una fabbrica di conserve ad Haarlemmerweg, facendosi rapidamente strada fino a diventare caposquadra. Il lavoro però non le piace ed è pericoloso. Perde due dita e dopo un litigio con il suo capo, si licenzia e va a lavorare per suo zio al pub Amstelstroom. Vestita di pelle, spesso Bet gira in moto per le strade di Amsterdam, per aiutare la madre nelle consegne di pesce e verdura.

Nel 1927 compra il bar con prestiti dalla fabbrica di birra Oranjeboom e da allora è sempre stata fedele a quella marca di birra, anche se altre produttori in seguito hanno cercato di ottenere il suo patrocinio. É stata proprio lei a chiamare il posto In ‘t Mandje (Al Caffè Cesto) perché sua madre le portava ogni giorno il pranzo in un cesto. Apertamente lesbica, Bet van Beeren era una figura molto conosciuta anche nella vita notturna di Amsterdam all’epoca. In ‘t Mandje era un luogo di sosta per prostitute, ruffiani, marinai, artisti e gente appena arrivata in città. Anche il maggiore dell’Esercito della Salvezza, tale Bosshardt, ne era un assiduo frequentatore pur disprezzandolo in pubblico.

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Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Prima della seconda guerra mondiale a ‘t Mandje, come in qualsiasi altro locale, non era permesso baciarsi – il che avrebbe violato le “leggi sul vizio” e sarebbe costato a Bet la licenza per gli alcolici – e gli avventori potevano ballare solo con gente dello stesso sesso. Solo durante il Koninginnedag si poteva infrangere la regola. Pian piano il divieto fu rotto anche durante altre celebrazioni ufficiali, come il matrimonio di Juliana e Bernhard nel 1937 e la nascita di Beatrix nel 1938. Fatto è che durante l’occupazione nazista non sono note incursioni della polizia o dei tedeschi. In ‘t Mandje era considerato un posto sicuro proprio per la sua cattiva reputazione. La leggenda vuole che il bar fosse usato come deposito di armi per la resistenza olandese. “Gufo” era la parola chiave che Bet adoperava per avvisare la propria clientela di eventuali rastrellamenti: una luce in un gufo di gesso si accendeva in caso di pericolo.

La regina dello Zeedijk era sgargiante, desiderava i riflettori, e spesso si vestiva da marinaio, intrattenendo i suoi clienti con canti e balli. Beveva molto, alcuni rapporti parlavano di 40 bottiglie di birra al giorno, e poteva imprecare come un marinaio. Quando Bet morì il 16 luglio 1967 all’età di 65 anni, il suo corpo fu adagiato sul tavolo da biliardo per un ultimo saluto. Oggi un ponte del canale porta ancora il suo nome.

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Paul2, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Un pezzo di storia ancora viva

Dopo la morte di Bet, è stata la sorella Greet a gestire il locale fino alla chiusura nel 1983 a causa dello spaccio di eroina sullo Zeedijk. ‘t Mandje è rimasto una capsula del tempo per anni. Gli interni non sono stati toccati per 25 anni e il locale è stato riaperto solo nel 1998 in occasione dei Gay Games.

All’inizio degli anni novanta si è cercato di istituire un museo gay e di far classificare l’interno come monumento storico, ma senza successo. Dal 1999, una replica del caffè, comprese alcuni mobili, fa parte della collezione permanente al Museo di Amsterdam, mentre gli “arredi cartacei” (comprese tutte le foto alle pareti) hanno trovato casa all’Amsterdam City Archives.

Nel 2008 il locale è stato riaperto al pubblico dagli eredi van Beeren con una replica perfetta del vecchio ‘t Mandje, incluse le cravatte tagliate sul soffitto.

Col numero 36 Il Café ‘t Mandje è stato incluso nel 2008 nel canone storico di Amsterdam, la lista che include i 50 luoghi più rappresentativi della città. Oggi l’ex soggiorno di Bet van Beeren sopra il caffè è stato riportato al suo stato originale nel 2012 e può essere visitato occasionalmente. L’anno scorso, dopo la chiusura di marzo causa Covid, il caffè è stato venduto all’organizzazione a sociale NV Zeedijk, assicurando così la sua continua esistenza come locale notturno per la comunità LGBTIQA+.