The Netherlands, an outsider's view.

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DANCE

Butoh Festival 2020: ad Amsterdam la danza alla sfida del Covid

CoverPic@ButohFestival

Unconventional, experimental, controversial, international: queste sono le quattro chiavi scelte per l’edizione 2020 del Butoh Festival, l’unico evento a svolgersi quest’anno nel contesto della danza di origine nipponica.

13 performer provenienti da Argentina, Brasile, Francia, Italia, Giappone e Gran Bretagna si alterneranno nelle due serate di teatro-danza che si svolgeranno al Teatro Munganga di Amsterdam il 9 e 10 ottobre.

Il festival, un evento completamente autofinanziato e molto atteso internazionalmente tra gli amanti della danza e non solo, celebra la cultura della forma e della danza contemporanea butō o butoh (舞踏), una serie di tecniche ispirate dal movimento Ankoku-butō (暗黒舞踏 “danza tenebrosa”) sviluppate in Giappone negli anni cinquanta.

Nonostante l’incertezza dei tempi pandemici in cui viviamo, Ezio Tangini, curatore del festival racconta che la quarta edizione ha ricevuto un numero incredibile di candidature: dal Congo alla Russia, passando per Tagikistan, Bulgaria e Italia, “le iscrizioni sono state 7 volte superiori alla capacità del festival; il 50% in più rispetto all’ultima edizione e il 170% in più rispetto alla prima edizione (2017)”.

Il butoh si caratterizza per l’alternarsi di movimenti sinuosi e frenetici, in cui i performer – rigorosamente nudi e col corpo dipinto di bianco – giocano con le smorfie grottesche del teatro classico giapponese.

Fin dalla sua nascita il butoh ha destato scalpore sia per l’argomento scelto – la prima performance nel 1959 affrontava il tema dell’omosessualità – sia per alcune sue scelte: durante la prima edizione nipponica Kinjiki (禁色? “colori proibiti”), il figlio di Kazuo Ōno, assieme a Tatsumi Hijikata fondatore del movimento, si presentò sul palcoscenico con un pollo vivo tra le gambe. L’immagine fu talmente oltraggiosa per la platea che lo spettacolo venne censurato spegnendo le luci sul palcoscenico e Tatsumi Hijikata fu bandito dal festival ed etichettato come iconoclasta.

Ispirato dai lavori di Mishima, Lautréamont, Artaud, Genet e de Sade, Hijikata continuò ad esplorare il nuovo linguaggio coreografico surreale che sovvertisse la lezione tradizionale della danza classica: permettendo ai danzatori di trasformarsi in animali o oggetti, il Butoh mira a una metamorfosi completa che non si limitasse a semplice imitazione del mondo che ci circonda.

Kazuo Ōno, considerato uno dei più grandi danzatori di tutti i tempi, ha continuato a danzare fino a 95 anni.

Nei primi anni ottanta il butoh ha cominciato a diffondersi nel mondo. Sono nati gruppi di danzatori in ogni continente, e l’estetica del butō ha cominciato a contaminarsi fortemente con quella di altre culture.

A esibirsi quest’anno saranno: Adrien Gaumé (Francia); Cécile Raymond (Francia); Elisabeth Damour (Francia); Kea Tonetti (Italia);  Juju Alishina (Giappone); Lorna Lawrie (Argentina); Luan Machado (Brasile); Rebecca Buckle (Regno Unito); Suzi Cunningham (Regno Unito);  Teruyuki Nagamori(Giappone); Tina Besnard (Francia); Tivitavi  (Italia); Valeria Geremia (Italia)