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Un busto in onore di un generale di epoca coloniale che decapitò i leader congolesi e portò i loro teschi in Belgio come trofei verrà rimosso da una piazza pubblica a Bruxelles.

Mentre il dibattito intorno alla presenza delle statue del re coloniale belga, Leopoldo II, continua ad essere acceso, uno dei comuni della capitale ha annunciato il mese scorso che avrebbe abbattuto il busto in onore di uno dei più noti inviati coloniali di Leopoldo: il generale Émile Storms.

Celebrando il 60° anniversario dell’indipendenza del Congo dal Belgio martedì, il sindaco di Ixelles Christos Doulkeridis, ha dichiarato che la statua sarò demolita e probabilmente finirà nel Museo dell’Africa del Belgio.

Il monumento al generale Storms, uno dei principali ufficiali inviati da Leopoldo II per colonizzare i territori dell’Africa centrale, si trova in un angolo di Ixelles, Piazza de Meeus, al confine tra il distretto africano di Matongè e il quartiere europeo.

“Era un generale particolarmente spietato, noto soprattutto per le sue azioni violente”, ha detto Doulkeridis al Brussels Times. “La statua è stata nella piazza per oltre 100 anni – e ora sarà demolita.”

Doulkeridis ha annunciato per la prima volta la rimozione della statua a maggio, mentre gli attivisti della decolonizzazione in Belgio, spinti anche dalle massicce proteste anti-razzismo negli Stati Uniti, hanno rinnovato la richiesta di rimozione dei monumenti coloniali in Belgio, e in particolare delle statue in onore a Leopoldo II.

“Queste richieste sono state fatte per decenni, ma oggi, nel contesto del 60° anniversario dell’indipendenza del Congo, sono più forti che mai”, ha detto lo storico Berangère Piré a BX1.

Gli attivisti congolesi a Bruxelles hanno percepito l’annuncio di maggio come una vittoria, e hanno sottolineato i mezzi “illimitati” riversati in siti e monumenti che promuovono lo sfruttamento dell’era coloniale del Belgio e che hanno contribuito alla reputazione di Leopoldo come “Re dei costruttori” del Belgio.

“Ha decapitato i capi dei villaggi per rubare le loro ricchezze”, ha specificato Mireille-Tsheusi Robert, presidente dell’associazione no profit anti-razzismo Bamko durante un’intervista con BX1.

“Ciò che abbiamo usato come mezzo per promuovere le colonizzazione è assolutamente illimitato, come il museo di Terveuren, bello e maestoso”, ha detto. “Ma ancora non esiste un museo dell’immigrazione che sia così curato e che benefici di altrettanti mezzi”.

Alla domanda su un’iniziativa lanciata ma successivamente abbandonata dalla città di Bruxelles per erigere una statua al primo primo ministro del Congo, Patrice Lumumba, che fu giustiziato dalle forze sostenute dal Belgio, Doulkeridis martedì ha dichiarato che i monumenti personali “non sono la loro priorità”.

“Le statue personali e individuali non rappresentano il nostro principale obiettivo – non le escludiamo, ma io penso che l’idea sia di utilizzare lo spazio pubblico per evidenziare dei valori, come l’indipendenza di un popolo”, ha spiegato.

Le sue dichiarazioni sono arrivate pochi istanti dopo la presentazione di una piccola targa per commemorare l’indipendenza del Congo su una parete laterale del municipio di Ixelles, che il comune ha successivamente annunciato che avrebbe sostituito perché conteneva errori di ortografia.

I crani trofei di Storms 

Nel 2018, un’indagine del settimanale francese Paris Match ha fatto luce sulle spedizioni omicide guidate da Storms contro i leader tribali congolesi che resistevano alle pretese del Belgio sui loro territori.

Il documento ha attirato l’attenzione su una lettera conservata nel Museo dell’Africa di Tervueren in cui Storms ha scritto che il capo di un gruppo locale, Lusinga Iwa Ng’ombe, che gli stava causando “qualche problema”, potrebbe “arrivare a Bruxelles con una targa e starebbe bene in un museo.”

Dopo oltre 100 anni, il cranio del capo Lusinga è ancora conservato in una scatola nei magazzini del Museo di Storia Naturale di Bruxelles – uno dei numerosi resti umani custoditi come oggetti nelle collezioni museali del paese.

Una dichiarazione scritta, registrata dal Senato nel 2016, dimostrava che il Belgio possedeva un totale di 687 resti umani, conservati come oggetti da collezione negli archivi dell’Istituto Reale Belga di Scienze Naturali (IRSCNB) e provenienti da “Africa, Asia, America e Oceania.”

“Consiste principalmente in teschi a frammenti ossei, nonché di alcuni scheletri parziali o ompleti” si legge nel documento. “Non conosciamo i nomi delle persone”:

Nel 2018, la direttrice dell’IRSCNB Camille Pisani ha dichiarato che sarebbe stata favorevole a restituire i resti umani se i discendenti congolesi lo avessero richiesto, purché potessero confermare la loro identità fornendo la prova del DNA.

“Questi articoli fanno parte del patrimonio dello Stato e la loro rinuncia implicherebbe lo sviluppo di un quadro legislativo come sarebbe la prima volta che ciò accadesse in Belgio”; ha affermato Pisani.

Un anno dopo, Paris Match riporta che un cittadino congolese identificato come Thierry Lusinga NGombe ha richiesto la restituzione dei resti, ma la domanda non è stata seguita dai funzionari del governo, neanche dopo che Lusinga ha accettato di sottoporsi a un test del DNA.

In seguito all’annuncio di Doulkeridis a maggio, il direttore del Museo dell’Africa, Gido Gryssels, ha confermato di aver accettato di recuperare il busto di Storms da Ixelles, ma ha affermato che finora nessun accordo formale era stato messo in atto, aggiungendo che il museo “non ha più spazio” per il busto.

“Abbiamo già menzionato il generale Storms in due aree diverse del museo”; ha raccontato Gryssels a RTBF. “Quindi ci sono già disponibili molte informazioni su di lui. Il busto è ingombrante e non offre alcun valore aggiunto.”