A Bruxelles nel 2020, i candidati hanno denunciato 215 casi di discriminazione da parte di potenziali datori di lavoro per motivi di razza, religione o sesso. Le cifre arrivano da Actiris Inclusive, l’ufficio antidiscriminazione del servizio per l’occupazione della regione.

Secondo De Morgen, il razzismo è il problema che si nasconde dietro quasi la metà delle denunce. Questo conferma le stime precedenti, basate su persone che chiamavano in incognito per un posto di lavoro vacante usando un nome belga, e poi di nuovo usando un nome straniero, e notavano la diversa reazione.

Il 21% delle denunce arriva invece per motivi religiosi o di presunto background religioso. Per esempio, quando una persona con un nome dal suono arabo è stato presunto essere un musulmano praticante.

Al terzo posto, c’è la discriminazione sessuale. Un dato interessante è che il 60% di tutte le denunce proveniva da persone che vivono nel comune di Bruxelles-Città, Anderlecht o Molenbeek, come se questi indirizzi da soli rendessero una persona inadatta a un determinato lavoro.

215 casi possono non sembrare molti per una città di circa un milione di persone, ma Actiris Inclusive ha spiegato che questa è la prima volta che Actiris è riuscita a far segnalare i casi di discriminazione.

In risposta, Bernard Clerfayt, ministro del lavoro di Bruxelles, ha messo il numero in prospettiva.
“Il numero di segnalazioni è troppo basso. Nella regione di Bruxelles, quasi 100.000 contratti di lavoro vengono firmati ogni anno. Ciò significherebbe che meno dello 0,3% sono segnalazioni di discriminazione nelle assunzioni. Questa non è la realtà”, ha detto.

Secondo Fatima Zibouh invece, che lavora per il servizio, molto semplicemente gli abitanti di Bruxelles non hanno familiarizzato con il funzionamento di Actiris Inclusive. “Dovremo concentrarci ancora di più sull’informazione, la sensibilizzazione e l’orientamento”, ha sottolineato.

Secondo Unia, l’ex Centro per le pari opportunità e la lotta contro il razzismo, la colpa non è di Actiris Inclusive, ma è profondamente radicata nella società belga.”C’è bisogno di un cambiamento culturale in tutti i settori“, ha detto Danaé Malengreau, portavoce di Unia. “Cerchiamo di rendere le aziende come B-Post e Accent Jobs più consapevoli di questo problema”.