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La procura generale ha chiesto martedì alla Corte d’appello di Bruxelles l’assoluzione per due persone, tra cui la giornalista Anouk Van Gestel, a processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, scrive 7sur7. La procura ha chiesto la condanna di altri due, tra cui la giornalista Myriam Berghe, a processo per gli stessi fatti, dicendo di essere favorevole alla sospensione della pronuncia della sentenza. Il procuratore generale ha anche chiesto una condanna con sospensiva per altri sette indagati per gli stessi reati, a pene detentive da uno a cinque anni, scrive il giornale francofono.

“La causa umanitaria non può coprire tutti gli atti”, ha detto l’avvocatura generale. “Nessuno è stato perseguito per aver semplicemente dato rifugio a migranti, ma perché la linea del mero aiuto umanitario è stata superata”, ha detto.

Undici persone sono sospettate di aver aiutato i migranti ad arrivare in UK nel 2017. Quattro di queste, tra le quali le giornaliste Anouk Van Gestel e Myriam Berghe, sono accusate di favoreggiamento per aver fornito assistenza minima a  presunti autori e co-autori del traffico di migranti, per averli ospitati nelle loro abitazioni.

L’accusa riguarda l’aver messo a disposizione un telefono o un computer, utilizzati per trovare l’ubicazione dei parcheggi dove sono parcheggiati i camion diretti in Gran Bretagna. Secondo l’accusa, non c’era fine umanitario perché le sospette conoscevano il funzionamento della tratta.

Diversa la sorte di  Anouk Van Gestel: la pubblica accusa si è scusata per averla trascinata in tribunale e perché a detta loro, “non avrebbe mai dovuto essere perseguita, né in primo grado né in appello”. La Van Gestel, infatti, è finita a processo per aver offerto un tetto a migranti senza documenti. Il pm ha quindi chiesto la sua assoluzione.

Il magistrato ha anche chiesto l’assoluzione di un uomo perseguito per favoreggiamento della tratta, per assenza di prove e la sospensione della pena per la giornalista Myriam Berghe e per un’attivista a favore dei diritti dei migranti, ritenendo che avessero compiuto atti, certamente di lieve entità, ma che non potevano ignorare che avrebbero contribuito alla tratta di esseri umani: pagamenti in denaro, traduzioni e prestito di dispositivi di telecomunicazione.

Secondo il magistrato, nell’arringa finale, anche il fine umanitario, in questo caso, è inaccettabile: “Indurre le persone a correre dei rischi per entrare in Gran Bretagna non le aiuta. Non sono gli imputati che poi devono scoprire cadaveri in camion frigo o recuperare corpi in mare “, ha detto, secondo 7sur7.