Una corte di Bruges ha condannato un giornalista dell’emittente fiammingo VRT NWS a quattro mesi di sospensione per aver diffuso una registrazione da un’indagine per omicidio.

Si tratta dell’omicidio di Stijn Salens avvenuto nel gennaio 2012 a Wingene, nelle Fiandre Occidentali. Salens scomparve dal suo maniero e il suo corpo fu trovato in una fossa 18 giorni dopo.

All’epoca, fu aperta un’indagine per presunto omicidio e il suocero di Saelens, il rispettato dottore locale André Gyselbrecht fu interrogato, e così anche suo figlio Peter.

Peter Gyselbrecht è stato infine escluso dall’elenco dei sospettati, mentre André è stato riconosciuto colpevole di aver ordinato l’omicidio e condannato a 27 anni, poi ridotti a 21 in appello.

Durante le indagini, il giornalista Bart Aerts entrò in possesso di un nastro che suggeriva che la famiglia Gyselbrecht avesse tentato di influenzare l’inchiesta a Bruges.

Quando interrogato, Aerts si è difeso utilizzando una legge “scudo”, che permette ai giornalisti di mantenere la riservatezza sulle fonti, anche di fronte a una corte di tribunale.

Le indagini hanno in seguito rivelato che la fonte della registrazione era non altro che Peter Gyselbrecht. Lui e Aerts sono stati accusati di aver violato il segreto di indagini.

Secondo l’avvocato Jacques Englebert, specialista in diritto dei media, Aerts non ha rimosso alcun elemento dal fascicolo delle indagini. Tale responsabilità cade su Peter Gyselbrecht. Ne consegue, ha affermato Englebert a RTBF, che Aerts in realtà non ha infranto la legge.

Aerts sta considerando di fare ricorso in appello. Se andrà alla Corte europea dei diritti dell’uomo, è certo, sulla base della storia passata, di vincere e il Belgio riceverà un’altra condanna in materia di stampa.

Nel frattempo VRT ha rilasciato una dichiarazione in sostegno al  giornalista. “Sosteniamo il nostro giornalista e lo supporteremo se deciderà di fare ricorso in appello contro la sentenza”, ha detto VRT.