Photo: screenshot Rederij Lampedusa
Mai avuto la curiosità morbosa di provare l'”emozione” di trascorrere qualche ora a bordo di uno dei barconi della speranza che trasportano i disperati da Nord Africa e Medio Oriente verso il sogno europeo? Se la risposta è si, un’associazione chiamata “Rederij Lampedusa” da qualche anno usa il “brand del dolore” Lampedusa per offrire un prodotto alternativo sul mercato delle compagnie di navigazione sui canali.
Al di là del brand, c’è ben poco di sociale in quel progetto. Anzi, si può dire che è l’apoteosi del social washing: un’operazione tendenzialmente commerciale, che utilizza tutti i canoni estetici di una tematica forte sul piano dei contenuti per offrire un prodotto nuovo e originale. E non deve ingannare neanche la forma societaria: la compagnia di navigazione a Lampedusa, infatti, è costruita furbescamente intorno ad un Onlus e ad una società senza scopo di lucro, che tuttavia non vieta ai partecipanti di poter guadagnare denaro dalle attività che svolgono.

E qui sorge il problema principale: gran parte dei turisti o delle aziende che affittano il balcone non sono hanno grande familiarità con il tema di rifugiati. Basta quindi mettere davanti a loro persone di minoranze etniche o persone che hanno effettivamente attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, ossia l’equipaggio di questa compagnia di navigazione e da quel momento scatta il processo emozionale che ha azzerato ogni tipo di riflessione logica e politica sull’argomento.
Un punto centrale va sottolineato: la compagnia di navigazione Lampedusa, non ha nessun tipo di coinvolgimento in nessuna attività sociale. Pur essendo patrocinati dal Comune di Amsterdam, infatti, non hanno collegamenti con Sea Watch o altri Ong del mare, non hanno alcun collegamento con l’associazione nazionale dei rifugiati o con altri progetti umanitari che abbiano i migranti come riferimento e basta guardare il loro profilo Facebook per rendersi conto che tendenzialmente, a parte l’utilizzo sapiente del marketing del dolore, a loro della questione dei migranti importa ben poco.
E ben poco fanno anche per mascherare le reali intenzioni: nel piano d’azione che si può scaricare in PDF dal loro sito, si parla tranquillamente di strategie di marketing volte a aziende e scuole, si parla di strategie di comunicazione e si parla tendenzialmente di rafforzare l’immagine del brand Lampedusa.
E cosi, in un paese dove i richiedenti asilo, quelli veri, sono costretti a dormire in strada a causa dell’approccio “frugale” del governo che vuole limitarne l’afflusso, turisti e impiegati si accontentano di ascoltare le storie da attori che li impersonificano. E ancora più grottesco, mentre l’Olanda spalanca le porte a queste carrette del mare, solleva ogni tipo di barriera per ostacolare il percorso ai passeggeri migranti. Ossia quelli che hanno pagato una fortuna per la traversata verso Lampedusa, molto più dei 35e a persona richiesti da Rederij Lampedusa o dei 350e per affittare i barconi.
Leggi il nostro reportage del 2016 dove raccontavamo nel dettaglio la vicenda:







