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Il “container delle torture” è stato uno dei reperti più sinistri mai rinvenuto nella storia criminale olandese: un magazzino con container navali, arredato come camera di tortura, dice NOS.

Oggi la Procura emetterà una sentenza contro il gruppo che avrebbe allestito i container nelle campagne tra Roosendaal e Bergen op Zoom, dice NOS. Dodici sospetti sono a processo, compreso il presunto cliente, un Rotterdammer di 50 anni soprannominato Piet Costa.

Ad oggi non è chiaro perchè abbia commissionato quei container, a chi fossero destinati e se, come hanno ripetuto durante il processo, fossero “uno scherzo” o davvero ci fosse in programma un suo utilizzo.

Il principale sospettato Roger P., alias Piet Costa, è noto come leader nel commercio di cocaina olandese ma era fuori dai radar della giustizia e c’è rimasto almeno fino al suo arresto nel 2020. Per il pm si tratta di un “pesce grosso”, pendolare tra Olanda e Sudamerica, svolge uno stile di vita lussuoso nonostante sia a zero reddito: in una casa dove ha alloggiato c’erano bottiglie di liquore del valore di migliaia di euro ciascuna mentre in un refrigeratore di champagne c’erano 15.000 euro di “paghetta”, dice la politie.

L’arresto di Costa è stato possibile grazie all’operazione Encro Chat, quando la polizia ha avuto accesso a canali di messaggistica usati da criminali.

Per gli inquirenti, P. avrebbe importato migliaia di chili di coca cola e si stava preparando ad ben 25.000 chili di cocaina. Secondo il Pubblico Ministero, il traffico di messaggi mostra che voleva portare questa grande partita dal Sud America in Europa in una volta sola con la sua imbarcazione.

La camera delle torture, pare, sarebbe stata allestita per un “banchiere della malavita” che avrebbe rubato milioni di euro a P. ed era legato con il mondo criminale olandese di Dubai.

Robin van O., l’uomo che avrebbe coordinato la costruzione della stanza e che avrebbe tenuto informato Piet Costa dello sviluppo del “progetto”, afferma che i container non erano mai stati destinati ad essere utilizzati ma dovevano essere uno “scherzo”.