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Bookcity Milano ospita la scrittrice olandese Connie Palmen e il suo romanzo Tu l’hai detto

Il romanzo affronta una delle più travagliate storie d'amore, quella tra Sylvia Plath e Ted Hughes, due grandi figure della poesia inglese del secolo scorso

Sabato 17 novembre 2018 ore 14:00 presso BookCity Milano nella sala AcomeA del Teatro Franco Parenti, la scrittrice olandese Connie Palmen dialogherà con il saggista e drammaturgo Luca Scarlini in La versione di Ted: oltre il mito di Plath e Hughes, della fragile martire e del brutale carnefice.

Il libro di Connie Palmen Tu l’hai detto ricostruisce la storia d’amore tra Sylvia Plath e Ted Hughes, la poetessa e scrittrice statunitense e il poeta inglese tra i più importanti del secolo scorso.

Il romanzo, tradotto da Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo per Iperborea, parla del rapporto tra amore e morte, vita e poesia, e del labile confine tra verità e menzogna.

Sylvia e Ted sono una delle coppie “maledette” più mitizzate della letteratura novecentesca. Ripercorriamo velocemente la vicenda. Nel 1950 Sylvia entra allo Smith College e nel penultimo anno tenta il suicidio. In seguito descriverà la crisi che l’aveva colpita nel 1953 nel romanzo semi-autobiografico, La campana di vetro, pubblicato dieci anni dopo con lo pseudonimo di Victoria Lucas. Nel 1955 ottiene una borsa di studio Fulbright per l’università di Cambridge, dove conosce Ted Hughes. Si sposano il 16 giugno 1956, tre mesi dopo essersi conosciuti.

Dopo aver saputo che Ted si era innamorato di un’amica comune, Assia Wevill, Sylvia ritornò a Londra con i suoi due figli e affittò un appartamento. Un mese dopo la pubblicazione di La campana di vetro, Sylvia si toglie la vita l’11 febbraio 1963.

Una delle più grandi poetesse del Novecento americano si uccise dopo aver scritto Orlo, la sua ultima poesia.

Nei mesi successivi lo stesso Ted cercò di giustificare il gesto sostenendo la natura malata della loro relazione ed estetizzando in qualche modo il suicidio della poetessa come gesto di una grazia estatica e folle. Scrivendo “non voglio essere perdonato” alla madre di Sylvia in una lettera, Hughes ricorda che essere la causa della morte della moglie e gestire la sua fama postuma sono già di per sé delle condanne.

Certo è che molto è stato scritto riguardo Plath e poco è stato pubblicato riguardo Hughes. Il suo ruolo è sempre stato ridotto a quello del “marito”.

Nel romanzo Connie Palmen tenta un’operazione inconsueta e dà voce a Ted Hughes facendogli raccontare la sua verità. Hughes ha mantenuto un silenzio auto-imposto per quanto accaduto fino a poco prima della sua morte nel 1998, pubblicando Birthday Letters. La storia della Palmen è incentrata su quel periodo e cerca di portare Hughes fuori dall’ombra della morte della moglie, magari per emanciparlo. Il nome Sylvia appare raramente in Tu l’hai detto.
La narrazione di Hughes nel racconto, si riferisce costantemente a lei come “mia sposa”. Il libro enfatizza i suoi lavori, la sua poesia, il suo amore per la moglie e la sua incapacità di aiutarla.

Il titolo del libro della Palmen ricorda le parole di Giuda all’Ultima Cena, quando Gesù dice ai suoi apostoli che uno di loro l’ha tradito e Giuda risponde “Sicuramente, non io Signore?”, e Gesù: “Tu l’hai detto”.

Dopo la morte della Plath, molte femministe associarono Hughes alla figura di Giuda, in quanto uomo che aveva insensibilmente tradito e abbandonato la moglie; molti amici lo evitarono, incolpandolo del suicidio della moglie.

La Palmen nel suo racconto cerca di costruire a un rapporto empatico per entrambe le parti della coppia.

Molti lettori, dopo aver letto la storia, avranno un’atteggiamento più clemente per Hughes?


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