I cittadini del gemeente antilliano di Bonaire hanno votato nella giornata di ieri, domenica 19 dicembre, contro l’attuale status quo dell’isola; un referendum consultivo convocato nel mese di ottobre dal governo dell’isola, intendeva sondare l’opinione della gente a 5 anni di distanza dalla dissoluzione delle “Antille Olandesi”, l’entitá giuridica che dai tempi della decolonizzazione aveva governato gli ex territori olandesi. Da allora, Bonaire e le piccole isole di St. Eustasius e Saba, a differenza di Curacao ed Aruba, avevano deciso di stringere i legami con Amsterdam, diventando municipalità speciali della provincia del Noord Holland. Ma il quinquennio transitorio appena trascorso, non ha raccolto il favore degli abitanti di Bonaire: oltre il 65% dei votanti ha fatto retromarcia rispetto ad un quesito analogo sottoposto nel 2004, quando si espressero a favore di un legame piú stretto con i Paesi Bassi. Il risultato non avrà conseguenze giuridiche ma ha messo sull’allerta i politici di Bonaire che, secondo la stampa dell’isola, intendono recarsi all’Aja per rinegoziare la posizione dell’isola, rispetto all’Olanda.

Il quotidiano NRC ha raccontato che il mal contento della gente sarebbe da ricondurre all’eccessiva invadenza degli olandesi che avrebbero occupato, forti dei diritti pieni derivati dallo status di territorio ‘metropolitano’ dei Paesi Bassi, gran parte dei posti di potere dell’isola delle Antille. Alcuni tra i piú radicali, ritengono questa una vittoria contro i makamba, uno slang antillano che indica gli ex colonizzatori bianchi e chiedono maggiore autonomia e rispetto per i residenti.  Secondo la corrispondente dell’NRC Nina Jurna, sarebbero migliaia gli olandesi che avrebbero scelto di trasferirsi a Bonaire, occupando spesso i nuovi posti pubblici ‘olandesi’ creati dopo il 2010; l’equiparazione di titoli e di status, tuttavia, si è rivelata spesso a vantaggio dei non nativi e piú in generale, il rapporto di una commissione valutativa sull’impatto della riorganizzazione delle ex Antille, guidata dall’ex ministro Liesbeth Spies, considera non soddisfacenti i risultati ottenuti.