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Birrifici belgi, il 2020 è l’anno peggiore dalla Seconda Guerra Mondiale



Per i birrai belgi, il 2019 è stato un anno da favola, il 2020 sarà un incubo.

L’anno scorso le esportazioni di birra avevano raggiunto il massimo storico, e le vendite ai ristoratori avevano visto un aumento significativo rispetto ai dieci anni precedenti. Il 2020 è iniziato bene, ma poi è arrivata la pandemia. In Belgio, i locali hanno chiuso il 13 marzo a mezzanotte e hanno riaperto solo dopo tre mesi, adattandosi alle regole per il contenimento del contagio. Secondo i dati dell’università di Anversa, nella prima settimana dopo la riapertura il 75% delle persone non si era ancora recato in un ristorante o un bar. Una settimana dopo, la percentuale non era ancora aumentata.

“Negli ultimi mesi abbiamo venduto il 30% di birra in meno rispetto a un anno fa” ha detto Nathalie Poissonnier, direttrice della Federazione dei Birrai Belgi, a De Tijd. “Questo è il più grande calo dalla Seconda Guerra Mondiale“. Secondo Poissonnier, non ci sono ancora dati sufficienti per prevedere quali birrifici rischiano la bancarotta. “Una seconda chiusura delle attività sarebbe un disastro”, ha dichiarato. Jean-Louis Van de Perre, il presidente dell’associazione, vuole che il governo riconosca quello della birra come un settore in difficoltà, al pari dell’horeca. Un esempio: il taglio dell’IVA introdotto per agevolare bar e ristoranti non si applica alle bevande alcoliche, per questo si tratta di una misura inutile per i produttori di birra.






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