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CULTURE

Bimhuis: com’era, com’è, la venue jazz più famosa dei Paesi Bassi

Dalla vecchia sede in Oude Schans 73-77, alla nuova venue accanto al Muziekgebouw aan 't IJ



di Francesca Spanò

C’è un suono, ad Amsterdam, riconosciuto a livello internazionale ed apprezzato non solo per la qualità degli strumenti da cui proviene, ma anche per l’attenzione ai dettagli e all’acustica dei locali in cui viene prodotto. È quello del Bimhuis, che dalla sponda sud del fiume IJ fa risuonare note jazz per la capitale dei Paesi Bassi.

È la miscela di ingredienti che rende rende il suono del Bimhuis peculiare“, racconta a +31mag.nl Jurre Wieman, ingegnere del suono e Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Bimhuis. “La sala concerti è stata progettata seguendo i migliori standard e le conoscenze più attuali. Ha una forma specifica, con un leggero riverbero e alto assorbimento acustico sia nel soffitto, sia nelle pareti. Abbiamo una squadra di tecnici del suono esperti, che si occupano di ogni strumento presente sul palco. E, cosa più importante, credo siano gli artisti stessi a rendere il suono unico”.

Bimhuis Sold Out © Pieter Boersma

Bimhuis Sold Out © Pieter Boersma

Dopo la chiusura della vecchia sede, il 14 Febbraio del 2005 il Bimhuis si aprì nella nuova venue accanto al Muziekgebouw aan ‘t IJ. In quell’occasione, proprio quel suono unico e peculiare permise ai più scettici frequentatori del locale, timorosi di perdere l’atmosfera “casalinga” che si respirava in in Oude Schans 73-77, di ricredersi.

A confidarlo è lo stesso Direttore Artistico, Huub van Riel, ricordando le parole di Mike Zwerin, scrittore per The International Herald Tribune a quel tempo, che subito dopo l’apertura mostrò il proprio entusiasmo per il nuovo spazio, che a lui sembrava ” un trionfo. Come il vecchio locale, ma ancora meglio“.

Un grosso cambiamento, dunque, dal lontano 1 Ottobre del 1974, quando un gruppo di musicisti, in parte appartenenti alla Beroepsvereniging van Improviserende Musici (BIM), decise di fare del Bimhuis, appunto, la casa dell’ hectic jazz. Una corrente, quest’ultima, che si era diffusa in Europa a partire dagli anni ’60 e che aveva fatto di Amsterdam un epicentro di sperimentazioni musicali, con nomi del calibro di John Zorn, Cecil Taylor e Misha Mengelberg.

Misha Mengelberg, Archie Shepp 30.11.2004 / the Final Concert at the Oude Schans © Francesca Patella

Misha Mengelberg, Archie Shepp 11/2004 the Final Concert at the Oude Schans © Francesca Patella

Lo stesso Van Riel, che si ra unito al Bimhuis già nel 1976, è stato spettatore e insieme protagonista dell’evoluzione del locale, che nel giro di pochi anni riuscì ad affermarsi come leader nel panorama europeo.

“Le parole di Zwerin riflettevano esattamente le nostre ambizioni”, spiega Van Riel. “Mantenere l’intimità, l’informalità, le misure e il design della vecchia sala, con la presenza di una zona bar/ristorante accessibile da più punti. Ma tutto questo in una versione, per così dire, migliorata nell’acustica, nell’attrezzatura e nella scelta dei materiali.”

Già nel 1995 due fattori concorsero al trasferimento del Bimhuis: da una parte i requisiti richiesti e i limiti imposti dal comune in fatto di politiche ambientali e inquinamento acustico; dall’altra, la volontà, sempre da parte del comune, di trasformare le sponde a est della Stazione Centrale, sull’IJ, in un nuovo polo culturale e artistico. Dopo un breve periodo di riflessione il Bimhuis venne incluso nei progetti di rinnovamento sull’IJ, per aprire le porte al pubblico dieci anni dopo, in una posizione comunque centrale, che permettesse però di superare la barriera acustica imposta dal comune.

Soo Jin Lee feat Javier Girotto and Soo Cho 4.09.2015 © +31mag.nl

La scelta fu azzeccata: negli ultimi dieci anni il locale ha raddoppiato il numero di concerti e attività culturali, ospitando artisti di rilievo internazionale – il sassofonista italo-argentino Javier Girotto, il trombettista italiano Paolo Fresu, la pianista di origini coreane Soo Cho o il sassofonista americano Mark Turner, per citarne alcuni – insieme ai nomi noti della scena olandese. Tantissimo spazio, poi, è lasciato a laboratori d’improvvisazione, jam sessions e al debutto di nuovi talenti, mentre una radio interna trasmette live la maggior parte dei concerti. Chi invece assiste dal vivo, spiega Van Riel, “ha la possibilità di godere di uno degli scorci più suggestivi di Amsterdam, con un’ampia vista sulla città e sul porto, mentre il via vai di treni che si intravede dalla sala concerti accompagna le note degli artisti durante le performance”.

 


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