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Bijlmerramp, 26 anni dopo Zuidoost piange ancora le sue vittime

Alle 18,32 del 4 ottobre 1992 un aereo della compagnia israeliana EL AI si schiantò contro un edificio di Bijlmer. Fu una strage.



Bijlmerramp, 26 anni dopo Zuidoost piange ancora le sue vittimeGli alveari di Bijlmer, quella selva anonima di vetro e cemento che si snoda per la zona Zuid-oost sono stati a lungo sinonimo di ‘errore sociale’: oggi proliferano villini a schiera, expat della nuova middle-class impiegatizia internazionale e il processo di gentrificazione non sta risparmiando quello che una volta era il più negletto tra i quartieri della capitale; nonostante ciò, l’anima della zona sopravvive ancora.

La sua pessima fama è stata a lungo un mix tossico di disagio reale e pregiudizio: quartiere nato negli anni ’60 seguendo principi architettonici fallimentari è diventato negli anni ’70 un ghetto servito al comune di Amsterdam e alle istituzioni olandesi per  accomodare migliaia di cittadini surinamesi in fuga dalla guerra civile e lavarsi cosi -parzialmente- la coscienza.

La storia di Bijlmer inizia proprio sul finire degli anni ’70 in coincidenza con l’indipendenza del Suriname: la più grande colonia rimasta ai Paesi Bassi dopo il violento addio dell’Indonesia, nel ’75 tagliò ufficialmente i suoi legami con Amsterdam. Dalla guerra civile che ne seguì fuggirono oltre 100mila persone: molte trovarono rifugio nel vicino Guyana francese, altre arrivarono in Olanda. A loro, discendenti di schiavi diventati (ex) sudditi, la corona offrì niente più che uno spazio in quella zona a sud-est che tutti volevano dimenticare.

Un quartiere difficile e sfortunato, Bijlmer; non bastarono infatti le tensioni sociali quel maledetto 4 ottobre del 1992 la sorte si accanì contro la martoriata comunità surinamese di Amsterdam con particolare ferocia. Alle 18,32 un aereo commerciale della compagnia israeliana EL AI si schiantò contro uno degli alveari che ancora oggi compongono buona parte del panorama urbano di Bijlmer provocando ufficialmente 43 morti. Ufficialmente.

Nel ghetto di Zuidoost vivevano allora centinaia, forse migliaia di immigrati senza documenti in regola. Quanti di loro siano deceduti non è stato mai chiarito con precisione; si parla di almeno 100 persone originarie di Ghana e Suriname.

La dinamica del disastro venne accertata in seguito da una commissione parlamentare di inchiesta: i due motori sull’ala destra dell’aereo secondo la ricostruzione, si sarebbero staccati immediatamente dopo il decollo quando ancora il veivolo si trovava a breve distanza dall’aeroporto.

Nel tentativo disperato di un atterraggio di fortuna, il pilota perse il controllo in una zona tra le meno densamente popolate della capitale ma il destino avverso volle che l’aereo si infrangesse proprio in un perimetro del quartiere dove la concentrazione abitativa era maggiore. Bijlmer è stata costruita proprio cosi: insediamenti umani raccolti negli appartamenti-alveare accanto ad ampi spazi verdi. L’impatto con il blocco di Groenveen fu talmente violento da spazzare via un segmento intero del lungo “serpentone” che si snoda, tutt’ora, in quell’area: 10 piani andarono in fumo.

Sul luogo sorge oggi un monumento realizzato dagli architetti Herman Hertzberger e Geroges Descombes con incisi i nomi delle vittime; accanto al monumento un albero, unica forma vivente sopravvissuta al disastro al quale è stato dato un nome: “De boom die alles zag”, “l’albero che ha visto tutto”.



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