The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

Bevrijdingsdag, gli eroi “allochtoonen” dimenticati della resistenza olandese

Un grande contributo dei popoli delle ex colonie alla liberazione oppure un sostegno marginale?



di Alessandro Pirovano e Massimiliano Sfregola

 

Non solo europei ma anche Antilliani, surinamesi, indonesiani e marocchini morti per liberare l’Olanda dal nazi-fascismo, dimenticati dai libri di storia per anni. Solo di recente il dibattito pubblico è stato allargato al ruolo degli allochtoonen durante la resistenza ma le intrepretazioni e la lettura, rimangono controversi. Una ricerca promossa nel 2008 dall’allora sottosegretario all’istruzione Jet Bussemaker, e realizzata dal NIOD, un centro di documentazione sulla seconda guerra mondiale, minimizzò il ruolo dei non olandesi durante la liberazione; una lettura che non ha trovato d’accordo altri studi e ricerche realizzati da enti vicini alle minoranze etniche. Secondo questi ultimi, l’emergere di un atteggiamento etno-nazionalistico nei Paesi Bassi, piuttosto popolare nella retorica populista degli ultimi anni, avrebbe giocato un ruolo fondamentale nello sminuire o ignorare l’impegno degli olandesi delle colonie. Il museo della Resistenza di Rotterdam, ad esempio, dedica un’ampia sezione al ruolo di antilliani e surinamesi. La nostra indagine sulla liberazione dimenticata, però, inizia dall’Indonesia.

Indonesiani d’Olanda

Irawan Soejono è stato un personaggio simbolo del contributo che gli indonesiani, in un periodo in cui le Indie orientali olandesi erano ancora saldamente in mano al governo dell’Aja, diede alla sconfitta dei nazisti in Olanda. Studente all’università di Leiden, si uni insieme ad un gruppo di ragazzi e ragazze dalle forti simpatie anticolonialiste che, con l’invasione tedesca del maggio 1940, si trovarono a vivere sotto l’occupazione. Per alcuni la scelta fu quella di combattere e di condividere la lotta con gli olandesi colonialisti. Una delle realtà più attive fu sicuramente Perhimpunan Indonesia, l’associazione degli studenti indonesiani in Olanda, dalle cui fila proveniva lo studente Soejono,  ucciso vicino alla stazione di Leiden. 28141_1389008637526_1001393004_31135352_5473826_nEra il 13 gennaio 1945 quando fu intercettato con la stampa clandestina sulla bici e fu colpito dai proiettili tedeschi. Allo stesso gruppo apparteneva anche Setiadjit Soegondo che, originario di Giava e anch’egli studente, ma a Delft , sostenne e diffuse con articoli sulla stampa clandestina il progetto indipendentista delle Indie Orientali. Le attività del gruppo Perhimpunan Indonesia non si limitarono esclusivamente alla stampa e alla diffusione della stampa clandestina ma interessarono altri ambiti come la preparazione di documenti falsi e lo spionaggio per gli Alleati. Addirittura, negli ultimi mesi della guerra, alcuni dei suoi membri imbracciarono le armi, dando vita a un reparto indonesiano all’interno delle forze di liberazione olandesi. Come scritto sul foglio clandestino De Bevrijding nel 1944, l’obbiettivo era quello di conquistare il sostegno degli olandesi al progetto indipendentista, condividendone gli stessi ideali di liberazione. Insomma, prima l’Olanda, poi l’Indonesia. Come la storia ci insegna, si trattò di una speranza tradita: la decolonizzazione dell’Indonesia avrebbe richiesto ancora anni e un altro, ulteriore, tributo di sangue.

Antilliani e Surinamesi morti per i colonizzatori

Durante la guerra, le Indie occidentali , con i Paesi Bassi occupati dai nazisti e l’Indonesia sotto controllo dei giapponesi loro alleati, rimanevano gli unici territori olandesi liberi. Bauxite e petrolio, elementi fondamentali per l’industria bellica, forniti da Suriname e Antille vennero protetti da contingenti anglo-americani. Se volontari antilliani e surinamesi, secondo molte ricostruzioni, sarebbero stati “rifiutati” in Europa molti sarebbero stati invece inviati per liberare l’Indonesia dagli occupanti (ma non dai colonizzatori).

George_Maduro

George Maduro

Ecury Boy Herman Morssink

Leo ‘Boy’ Lashley

Alcuni, invece, erano tra i primi “coloured” trasferiti nei Paesi Bassi per ragioni di studio o di lavoro. Leo Lashley, ad esempio, nato in Suriname nel 1903 aveva studiato medicina specializzandosi in oculistica negli anni 30. Da presidente dell’associazione medici di Rotterdam, ha protestato con vigore contro l’istituzione di un’associazione nazista dei medici e aiutato molti ebrei a nascondersi. Sucondo Ecury, meglio noto come Boy, nato ad Aruba, era cresciuto nel Brabante. Durante l’invasione nazista, conobbe Luid de Lannoy, anche lui originario delle Antille e impegnato con gruppi clandestini che effetuavano sabotaggi ai mezzi militari dei tedeschi. Per comunicare, i due, comunicavano con lettere scritte in Papamiento, lingua creola sconosciuta ai nazisti. Boy cambiò residenza diverse volte e venne arrestato sul finire del 1944, portato nel carcere di Scheveningen e fucilato. Non tradi i compagni e nel 1947 venne seppellito, con onore, ad Aruba. George Maduro nacque a Curacao nel 1916 da famiglia ebraica e si trasferi a Leiden per studiare giurisprudenza. Quando scoppiò la guerra, prese parte ai combattimenti guadagnandosi stima e rispetto per la riconquista di Ypenburg. Ma i tedeschi lo catturarono e dopo sei mesi di prigionia a Scheveningen fu liberato. Cercò di raggiungere Londra per comunicare con il governo in esilio ma fu tradito da alcuni ex compagni e arrestato alla frontiera franco-belga. Mori a Dachau di tifo e nel 1948, postumo, ottenne il prestigioso grado del Willemsorde, la più alta onoreficenza conferita a membri dell’esercito. Maduro è stato l’unico olandese di origine antilliana ad aver ricevuto quel titolo.

 

 

 






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