The Netherlands, an outsider's view.

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PORTRAIT

Ben Bril, la rocambolesca storia del più forte pugile olandese



CoverPic: public domain

di Martina Bertola

La storia di Ben Bril e di come sia sopravvissuto con la sua famiglia alla guerra ha dell’incredibile. In un lungo resoconto Jonet.nl ricorda uno dei più grandi pugili olandesi del ventesimo secolo.

Ben Bril è nato nel 1912 ad Amsterdam. Era di origini ebree, ma questo, fino all’avvento dei nazisti, non aveva mai rappresentato un problema. Fin da giovanissimo dimostra grande talento, tanto che il suo allenatore falsifica i documenti dell’allora sedicenne Bril, per farlo partecipare alle olimpiadi del 1928. Forse ancora impreparato, l’adolescente, un leggerissimo peso mosca di meno di cinquanta chili, vince solo un incontro, perdendo tutti gli altri.

Il cappello indossato da Bril durante la cerimonia d’apertura nel 1928 – @Amsterdam Museum | License: CC 1.0

Quando è finalmente più maturo e pronto a partecipare ai giochi di Los Angeles del 1932, il tesoriere del segretario della sezione pugilato, Willemsen, si dimentica di registrare il giovane Ben. Si è sospettato, ma non è mai stato dimostrato, che questa negligenza sia stata causata dal clima antisemita che inizia a respirarsi in quegli anni.

Il trionfo ai giochi olimpici ebraici

Ben Bril sa cosa sta succedendo e, vedendo come i suoi colleghi ebrei vengono trattati a Berlino, gli è presto chiaro che si sarebbe rifiutato di partecipare alle cosiddette olimpiadi naziste, i giochi di Berlino del 1936. Tuttavia, coglie l’occasione per partecipare nel 1935 alle Maccabiadi, i giochi olimpici ebraici che l’allora comunità ebraica in Palestina organizza per supportare gli atleti ebrei, soprattutto in Germania. Istituiti nel 1932 le Maccabiadi si disputano ogni due anni, alternativamente in Israele o in un paese europeo in cui esista una associazione sportiva Maccabi.

Ed è proprio a Tel Aviv che Ben Bril vince la medaglia d’oro, il traguardo sportivo più ambito.

Qui iniziano i suoi successi: per otto volte vince il titolo di campione olandese. Quando si aggiudica l’ultima medaglia ad Amsterdam era il 1940, Bril ha 27 anni ma è costretto ad annunciare il proprio prematuro ritiro a causa delle mutevoli circostanze politiche.

Il divieto nazista per gli ebrei di ingresso nei centri sportivi

Meno di un anno dopo i nazisti vietano l’ingresso agli ebrei nei centri sportivi. Molti atleti ebrei, in più di una testimonianza, hanno ricordato con rancore quel provvedimento. Soprattutto perché i club sportivi non hanno mai chiuso ma si sono limitati  a lasciare fuori dalla porta i loro amici e colleghi ebrei con i quali avevano condiviso gli allenamenti, la crescita e la fatica fino a quel momento. Ben Bril in più di un’intervista ha spiegato quanto questo atteggiamento menefreghista dei club gli ha fatto rabbia.

La squadra di pugilato olandese nel 1932 a Rotterdam | License: public domain

Il pugilato olandese ha avuto un suo piccolo ruolo all’interno della storia dell’occupazione nazista, fosse non altro perchè “casualmente” molti pugili ebrei sono sempre stati coinvolti negli scontri contro i membri del NSB (sostenitori dei nazisti). Ma soprattutto perché nella storia degli sport dei Paesi Bassi è l’unica disciplina nella quale ha avuto luogo il tradimento più eclatante di uno dei suoi membri durante la guerra.

 

Il tradimento del compagno di squadra Sam Olij

Sam Olij, nato nel 1900, tre volte campione nazionale dei pesi massimi, è stato il portatore di bandiera olandese alla cerimonia di apertura dei Giochi del 1928 ad Amsterdam. Poco dopo la fondazione dell’NSB nel 1931, Olij, allora poliziotto, si dimostra un grande simpatizzante del movimento. Poco dopo l’invasione dei tedeschi nel maggio 1940, Sam Olij e i suoi figli Jan e Kees diventano membri fanatici delle SS. Ripetendo in più di un’occasione “il dovere è dovere”, il figlio di Olij, Jan, porta la famiglia Bril a Utrecht nel 1942, consegnandola ai tedeschi.

I due figli di Sam Olij conoscevano bene Ben, il quale in seguito racconta: “Con quel ragazzo mi allenavo due volte alla settimana a Olympia e poi portavo sempre le migliori crocchette – dalla rosticceria che avevo aperto negli anni ’30 – per lui e suo fratello.”

Quando la famiglia Bril arriva davanti alla scrivania della Zentralstelle für Judische Auswanderung nell’Euterpestraat di Amsterdam, incontra Sam Olij: il suo ex compagno di boxe, ex compagno di squadra dell’Olympia e portabandiera olandese ai Giochi del 1928. Per lui, il dovere era dovere. Da lì Ben e la sua famiglia finiscono nel campo di Vught dal quale poi furono trasportati a Westerbork.

La vita nel campo di lavoro di Westerbork

È molto probabile che Ben sia sopravvissuto ai campi grazie alla sua fama e alla sua forza di pugile. Sfrutta degli incontri improvvisati al campo per cercare di ottenere qualcosa in più da mangiare. Una volta risparmia sul ring una guardia del campo in cambio delle medicine necessarie per suo figlio.

Ben finisce in una posizione privilegiata nelle cucine, dove cerca di insegnare la boxe agli adolescenti ebrei per cercare di renderli più resistenti. I guantoni da boxe e il sacco con cui si allenava nel campo, sono ancora nel centro commemorativo di Westerbork.

La famiglia Bril è sopravvissuta grazie alla nazionalità della moglie di Ben, Celia, che era cresciuta in America come Sarah Blitz. Di conseguenza sono stati fortunati nell’essere utilizzati in uno scambio di prigionieri e grazie alla Croce Rossa furono portati in Algeria.

Il difficile ritorno in Olanda

La famiglia torna in Olanda alla fine del luglio del 1945 e dopo un’evento dimostrativo nel 1948, Ben annuncia che non avrebbe mai più tirato di boxe. Quello che era accaduto gli faceva ancora troppo male, lui sarebbe potuto salire sul ring, ma sugli spalti sarebbero mancati tutti coloro che prima della guerra erano il suo supporto.

In più il ritorno in patria, come per molti ebrei sopravvissuti, non è stato dei migliori. Gli ebrei tornati dai campi furono accolti molto freddamente dalla popolazione olandese, e rientrare in possesso dei propri averi non era sempre facile. Molti ebrei si sono ritrovati con case occupate, beni confiscati o rubati.

I trofei di boxe di Ben sono stati depositati presso un ufficiale di polizia olandese. Quando Celia suona il campanello la moglie dell’agente le sbatté la porta in faccia. Solo dopo una serie di minacce Ben ha potuto rivendicare i suoi cimeli.

@Nationaal Archief | License: CC 1.0

Sam Olij è stato condannato come criminale di guerra a quindici anni di reclusione. Oltre al tradimento del suo collega boxeur, Olij aveva preso parte attivamente allo sgombero dell’istituto ebraico per i ciechi, di una casa di riposo ebrea e dell’orfanotrofio ebraico di Amsterdam. Tuttavia grazie a una serie di accordi Olij viene liberato già nel 1954 e vive in libertà fino alla sua morte, nel 1975. Olij e Bril si sono incontrati solo una volta dopo la guerra, e in quell’occasione il figlio di Ben ha dovuto trattenere a forza il padre che voleva scagliarsi contro chi l’aveva tradito.

Salvato di nuovo dalla boxe

Come molti sopravvissuti, Ben Bril ha dovuto affrontare una drammatica depressione, dalla quale è uscito di nuovo grazie alla boxe. Diventa arbitro. Alle Olimpiadi del 1960 a Roma è nominato il miglior arbitro di boxe del torneo. È presente anche a Tokyo quattro anni dopo. Purtroppo, con suo rammarico, non è stato designato come arbitro per i Giochi di Monaco del 1972. Questi giochi sono passati alla storia come quelli dell’attacco dei terroristi palestinesi alla squadra israeliana. Hanno perso la vita nove atleti israeliani, e nonostante il presidente del Comitato Olimpico Avery Brundage avesse dichiarato che i giochi sarebbero continuati, sei olandesi – il wrestler Bert Kops senior e il suo allenatore Rinus Krijger, gli atleti Wilma van Gool, Jos Hermens e i giocatori di hockey Flip van Lith de Jeude e Paul Litjens – si ritirano.

@Nationaal Archief | License: CC 1.0

Ben ha commentato: “Quando ho saputo dell’azione coscienziosa di quegli atleti, ho pensato al 1936. Se fossi stato a Monaco, sarei sicuramente tornato anche io a casa. Andarsene era il minimo che si poteva fare per rispetto delle vittime.”

 

Ben è profondamente grato quando viene invitato di nuovo per i Giochi di Montreal del 1976, i quali sarebbero stati i suoi ultimi giochi come arbitro.

Nel 1985, Ben viene chiamato come membro aggiuntivo della squadra olandese, e con Celia vola in Israele. Solo lì gli viene riferito che sarebbe stato il portabandiera olandese alla cerimonia di apertura. Entra nello stadio di Ramat Gan come il primo della squadra olandese: tutto esaurito mentre Bril sfila sotto il tifo di oltre 40.000 spettatori.

Gli ultimi anni della loro vita Ben e Celia vivono nella casa di cura ebraica Beth Shalom ad Amsterdam. Celia Bril muore il 30 maggio 2003, quasi cento giorni dopo, l’11 settembre 2003, la raggiunge Ben all’età di 91 anni. Entrambi sono sepolti nel cimitero ebraico Muiderberg.

Il Ben Bril Memorial

Nel 2007 gli appassionati di boxe Martin Overste, Jan Lenten e l’olandese Boks Bond hanno organizzato un tributo a Bril nel teatro dell’Amsterdam Carré: il Ben Bril Memorial. Questo evento di boxe è ormai diventato un importante appuntamento annuale per i Paesi Bassi amanti del ring, con Erik Dijkstra come oratore entusiasta per anni.

È stato necessario attendere fino al 2012, prima che un altro pugile ebreo diventasse campione dei Paesi Bassi. Come il suo grande esempio Ben Bril, Barry Groenteman ha conquistato quel titolo portando la Stella di David sulla gamba destra dei pantaloni durante la serata di gala del Ben Bril Memorial, omaggiando così il suo grande esempio e tutti gli atleti ebrei che furono esclusi dai circoli sportivi durante la guerra.






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