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La vicenda di Jozef Chovanec, un cittadino slovacco morto nel febbraio 2018 in detenzione all’aeroporto di Charleroi, in circostanze ancora da chiarire, sta diventando un vero e proprio terremoto politico:  Jan Jambon -premier fiammingo e all’epoca dei fatti ministro federale dell’interno- Chaterine De Bolle -all’epoca capo della polizia federale belga e oggi direttrice dell’Europol, il coordinamento delle polizie europee, con sede a l’Aia- e Marc De Mesmaeker -attuale capo della polizia- sono stati sentiti dal parlamento federale belga per chiarire i tanti aspetti oscuri di questa inquietante vicenda.

La domanda centrale che i parlamentari d’opposizione e la stampa belga si pongono: i tre esponenti sapevano dell’esistenza del video, che mostra un probabile eccesso nell’uso della violenza da parte degli agenti? Ed è credibile, trattandosi di un filmato delle telecamere di sicurezza, che non ne fossero a conoscenza? E qualora ne fossero stati a conoscenza, perchè non hanno preso provvedimenti?

Tanto Jambon quanto la De Bolle sostengono di essersi comportati in maniera corretta: le informazioni sul caso che avevano all’epoca, hanno detto al parlamento federale, non suggerivano la necessità di intervenire. “Un uomo è morto dopo un intervento della polizia in una cella, non è un’indicazione da prendere seriamente?”, sarebbero state le domande di tutti i partiti rappresentati nella Camera federale, ad esclusione di N-Va, il partito di Jambon e dell’estrema destra del Vlaams Belang.

L’ambasciata slovacca, scrive VRT, si era già mobilitata da tempo affinchè le autorità belghe dessero risposte convincenti sul caso. Eppure per oltre 2 anni, prima della pubblicazione da parte della stessa tv pubblica del filmato di 50 minuti, la faccenda è rimasta di basso profilo. Anche Marc De Mesmaeker, che nel 2018 era funzionario di collegamento tra il governo e la polizia federale (sull’incidente, non sulle immagini chiarisce VRT), e oggi è capo della polizia federale, ha detto di aver fatto tutto quello che doveva fare allora. E che suo compito non era quello di analizzare ogni singolo caso.

Ma secondo VRT la deposizione più sorprendente è stata quella dell’attuale direttrice Europol: “”Non sapevo nulla, né delle immagini né dell’incidente”, ha detti al Parlamento. Eppure, sottolinea VRT, il caso è stato coperto dalla stampa e articoli della prima ora sono stati inclusi anche nella rassegna stampa della polizia federale: possibile che il capo della polizia di allora non si fosse accorta della morte di un detenuto in custodia?

Alcuni parlamentari dell’opposizione hanno parlato di “insabbiamento” del caso da parte dei vertici della polizia. Le domande che la tv pubblica solleva sono, soprattutto, relative agli stringati rapporti che la polizia federale ha consegnato dopo l’incidente. E poi c’è la questione del video che era stato messo agli atti dai giudici subito, molto prima della pubblicazione da parte della stampa. Perchè il PM, che aveva visionato le immagini, non ha informato immediatamente i vertici della polizia affinchè venisse attivata subito un’indagine interna?

E VRT conclude con una domanda centrale: perché ci vogliono più di due anni e mezzo per indagare su qualcosa che è stato interamente registrato dalle telecamere di sorveglianza?