The Netherlands, an outsider's view.

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Belgio, scuole in crisi

cover pic: Michiel1972, source: wikipedia, licence: CCBY-SA 3.0

In Belgio, le scuole francofone passano dal codice giallo a quello arancione: la decisione è stata presa mercoledì pomeriggio, riporta RTBF.

La ministra dell’Educazione nella Federazione Vallonia-Bruxelles, Caroline Désir, ha concordato con gli operatori scolastici che la didattica in presenza resterà per tutti gli studenti della scuola primaria e secondaria, a Sud del Paese. In caso di carenza di insegnanti, le scuole potranno introdurre i corsi a distanza a partire dal terzo anno del liceo, a condizione che tutti gli alunni possano partecipare, dato che tutti hanno il materiale a disposizione per seguire i corsi da casa.

Secondo Damien Dejemeppe, direttore del Liceo Martin V a Louvain-la-Neuve, è una decisione giusta. “Sono il primo favorevole alla didattica in presenza, ma lo spirito d’adattamento che prevale mi piace: ci rende flessibili e in grado di seguire meglio gli studenti. Comunque sia, per quanto riguarda la mia scuola, è la decisione migliore”.

Bernard de Vos, il delegato generale per i diritti dei giovani,  si preoccupa delle famiglie e degli adolescenti. “A partire dai 14 e 15 anni, sono numerosi quelli che affermano che l’esperienza scolastica sia dolorosa. L’idea di dover portare sempre la mascherina, di mantenere la distanza sociale, che è nella genetica adolescenziale, è estremamente complesso”.

Bernard de Vos pone l’attenzione sul rischio reale della didattica a distanza. I giovani hanno perso le speranze, sono fermi e aspettano solo che tutto passi. Si trovano in una situazione di stress permanente dovuta al recupero di tutte le cose accumulate durante i mesi di lockdown”.

Una realtà difficile per l’insegnamento

In base all’esperienza vissuta all’interno del suo istituto, Damien Dejemeppe ha constatato che “gli alunni preferiscono venire a scuola che restare a casa. Questo è anche il parere dei nostri insegnanti: una volta che gli studenti sono a casa, la continuità scolastica è difficile da mantenere.”

Le continue presenze e assenze dei ragazzi (a causa del Covid), rendono tutto più complicato quando sei un insegnante. Non si può assicurare continuità scolastica, in quanto non sappiamo mai quanti alunni saranno presenti alla lezione. Per il momento la situazione è decisamente complicata, ma ancora gestibile”.

Il ruolo dell’educazione informale

Il caso dell’insegnamento a distanza pone anche l’attenzione sulla questione della possibilità di accesso di alcuni ragazzi al materiale scolastico. Bernard de Vos chiede un reale coinvolgimento di quello che definisce il settore dell’educazione informale. “Dei responsabili insediati all’interno di alcuni quartieri nei quali hanno stabilito dei rapporti confidenziali con i giovani e le famiglie e possono svolgere un ruolo importante nel legame tra le famiglie in difficoltà, i ragazzi e le scuole.

Bernard De Vos aggiunge anche: “Se lo studente venisse un giorno su due a scuola, potrebbe tranquillamente tornare a casa con libri o fotocopie sulle quali studiare ed esercitarsi. Non servirebbe quindi necessariamente un computer per seguire i corsi”.

Infine, per Damien Dejemeppe, la situazione è ancora gestibile all’interno del suo istituto ma rimane fragile. “Non abbiamo ancora dovuto chiudere la scuola, ma forse dovremo farlo in futuro”.