The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

BE

Belgio, presidente dell’ente per la privacy DPA sotto accusa

L’ente garante della protezione dei dati in Belgio è diventata “inservibile” a causa delle azioni del suo presidente, David Stevens. Così riporta, secondo Knack, la lettera mandata al parlamento da due direttori dell’organo.

L’ente, DPA, era conosciuto in precedenza con il nome commissione per la privacy. La commissione si descriveva come ” un organo di controllo indipendente, responsabile di assicurare il rispetto delle norme sulla protezione di dati personali”.

Tuttavia, secondo la lettera in questione – scritta da Alexandra Jaspar, direttrice del centro di ricerca, e da Charlotte Dereppe, direttrice dell’assistenza – l’organizzazione è stata invalidata da serie azioni compiute dal suo presidente.

La missiva è stata mandata il 9 settembre allo speaker del parlamento, ai capi dei gruppi politici e ai membri del Comitato di Giustizia.  Le due direttrici si sono già lamentate – su Knack e Le Soir – per la diffusione della loro lettera.

Le due, nel testo, esprimono “una grande preoccupazione per la situazione a cui stiamo assistendo da 16 mesi”. Sostengono inoltre che il DPA “non può più svolgere i suoi compiti in modo indipendente”. 

Le due richiedono delle ispezioni esterne: una che verifichi le spese dell’ente, l’altra che controlli l’ambiente psicosociale.

Infine, le direttrici hanno contattato i procuratori per far sì che Stevens termini il suo mandato. 

Di cosa è accusato D. Stevens?

Le due accusano Stevens di aver fallito, in ben due occasioni, nel portare avanti le decisioni del comitato di direzione e, inoltre, di aver preso iniziative senza consultare il comitato.

“In entrambi i casi, avevamo a che fare con individui molto influenti. Sospettiamo che il signor Stevens abbia agito così per favorirli. In questo modo, ha abusato della sua autorità,” le autrici sottolineano.

La direzione del DPA è in conflitto da diverso tempo. Una delle questioni principali riguarda l’app di tracciamento relativa all’epidemia di Covid-19. Già a luglio, Jaspar aveva postato un messaggio sul LinkedIn in cui dichiarava di essere “spaventata per la democrazia”, commentando il decreto regio che aveva legiferato sull’app. Nessuno, prima dell’emissione del decreto, aveva consultato la DPA per la questione privacy.

Stevens aveva dichiarato che ciò era stato dettato dall’urgenza, e non da cattive intenzioni.

Il presidente è accusato anche di conflitto di interessi. Egli, infatti, ha partecipato alla creazione dell’ente per la privacy del governo fiammingo, ma anche alla task force per il coronavirus. Jaspar e Dereppe lo accusano di aver ignorato le “regole basilari per una buona amministrazione,” e di intimidazione.

Possiamo fornirvi le prove concrete che confermano le nostre accuse di malamministrazione,” hanno scritto.

Stevens stesso ha scritto al parlamento il 17 settembre, giorno in cui è venuto a conoscenza delle accuse, dichiarandosi innocente.