The Netherlands, an outsider's view.

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Belgio, governo federale: secessionismo fiammingo un ostacolo

LeVif ha ricordato come, non molto tempo fa, Frédéric Amez, vicepresidente del movimento pluralista B Plus, dichiarava che solo una piccola minoranza di fiamminghi sarebbe a favore della causa separatista, ovvero il 16%.

Questa settimana, un sondaggio condotto dall’istituto dedicato per Soir mag rivela che 1/4  dei belgi è favorevole alla scissione, il 28% dei fiamminghi. Il 50,3% di questi è disposto a dare il proprio voto a Vlaams Belang (27%) e al N-VA (23,3%).

Ciò significa che, con la maggioranza assoluta nel parlamento fiammingo, i rappresentanti eletti di queste due formazioni separatiste avrebbero la legittimità democratica per proclamare l’indipendenza delle Fiandre.

B Plus, ha detto Amez, nega al parlamento fiammingo questa legittimità democratica evocando il caso Catalogna. Ma le due situazioni non sono in alcun modo confrontabili.

La Catalogna costituisce solo 1/15 del territorio spagnolo. Lasciando, non finisce il regno di Spagna o il potere in atto a Madrid, che può ovviamente opporsi al suo riconoscimento.

La scissione delle Fiandre, invece, porterebbe ad una totale destabilizzazione del Belgio e, l’assenza di potere a Bruxelles per reagire.

Eppure, secondo Amez, questo è un fatto essenziale che i francofoni non vogliono prendere in considerazione, le Fiandre sono davvero diventate una nazione. E non si può negare qui il ruolo essenziale svolto, per decenni, dal CVP. Ma è il Belgio è anche la terra del famoso ‘Sono stufo dello stato-CVP’, recentemente lanciato dal socialista vallone Edmond Leburton.

Frédéric Amez racconta a LeVif perché l’indipendentismo fiammingo deve essere preso seriamente, in quanto potrebbe portare al fallimento della coalizione Vivaldi.

Amez elenca tutte le conquiste fatte dal CVP, molto lontane dalla mentalità della parte francofona del paese. Tale ‘cultura di indipendenza’ potrebbe ostacolare una coalizione. Menziona tra tante cose la fissazione del confine linguistico di Theo Lefèvre, Yves Leterme che dichiara che il Belgio è solo un incidente della storia, la riforma finanziaria che porta in ginocchio i valloni, e così via.

Si capisce quindi l’imbarazzo, per non dire l’incubo, di Joachim Coens, a capo del CD&V, nell’accettare di mollare la N-VA per negoziare la formazione di questa coalizione di Vivaldi.

Ovviamente, ha dichiarato di non volere un programma in stile belga. Non si discute neanche di inghiottire la nuova legge sull’aborto, bocciata dalla maggioranza nelle Fiandre.

Il programma federale di Vivaldi potrebbe, ricorda Amez, è su alcuni punti in contraddizione con il programma regionale fiammingo, difeso da N-VA, CD&V e Open VLD. Il CD&V si è diviso al 50/50 su questa partecipazione a una coalizione di Vivaldi. C’è chiaramente una minaccia di scisma.

Piuttosto che apparire nelle Fiandre come colui che avrà finalmente abbassato la guardia fiamminga accettando l’istituzione di un governo di minoranza nel nord, Joachim Coens ha tutto l’interesse a far deragliare il negoziato mostrandosi estremamente fermo, a come i suoi illustri predecessori.

Secondo Amez, solo una riforma confederale può essere un’opzione.