La vicenda di 27 anziani belgi che ricevono la “pensione di Hitler” raccontata dal quotidiano fiammingo De Morgen ha scatenato un fiume di polemiche in Belgio.

75 anni dopo la seconda guerra mondiale, il sussidio complementare da Berlino, sarebbe stato accordato nel 1941 per “lealtà e obbedienza” dallo stesso Adolf Hitler.

I beneficiari sarebbero residenti nell’est del Belgio e in Alsazia, cittadiniche hanno ricevuto la cittadinanza tedesca dai nazisti dopo l’invasione, ma anche belgi che hanno aderito alle SS durante la guerra”.

Martedì, la commissione parlamentare per gli affari esteri belga ha approvato una risoluzione presentata dal vallone Olivier Maingain (DéFi) da due parlamentari del PS. In essa si chiede al governo di “affrontare con urgenza questo problema diplomaticamente” con la Germania.

Secondo il ricercatore Alvin De Coninck del gruppo Memorial, un’associazione di sopravvissuti e parenti delle vittime nei campi di concentramento, le pensioni integrative ammonterebbero a somme tra 425 a 1.275 euro al mese. A quanto racconta lo storico al quotidiano, le ore trascorse in cella da un collaborazionista, vennero calcolate come “ore lavorative”.

Mentre i belgi costretti ai lavoratori forzati in Germania durante la guerra hanno ricevuto un risarcimento di appena 50 euro al mese.