Photo@Rijksmuseum, CC0, via Wikimedia Commons 

La storia olandese celebra i Batavi come i coraggiosi e ribelli guerrieri di quelle terre che sarebbero poi diventati i Paesi Bassi. Peccato che indossassero uniformi romane e combattessero per Roma. E non è tutto, come dimostrano le ultime indagini archeologiche.

Del resto lo stesso Giulio Civile, il capo dell’esercito dei Batavi che guidò la rivolta contro Roma nel 69 d.C., non solo aveva un nome assai poco nordico ma aveva prestato servizio militare sotto le insegne capitoline. I Batavi, a loro volta, pur essendosi insediati nella Betuwe, la regione a cavallo del Reno che allora costituiva il confine o limes settentrionale dei possedimenti romani, non erano autoctoni ma provenivano dall’attuale Germania.

Una terra disabitata?

Nico Roymans, professore di archeologia alla Vrije Universiteit di Amsterdam, ricorda al magazine di storia Quest Historie come lo storico Tacito nel descrivere la zona della Betuwe insista sul suo essere disabitata. Anche se ancor’oggi non è esattamente chiaro come siano andate le cose, è probabile che la campagna di Cesare si sia trasformata in un genocidio.

Quello che sappiamo è che gli archeologi hanno trovato alcune tracce di insediamenti di epoca pre-romana, non esattamente un vuoto. E che dopo la partenza di Cesare la zona fu popolata con tribù “amiche” di Roma che accettassero di difendere il confine. Tra queste anche i Batavi.

I Batavi, come ricorda lo stesso Tacito, erano un ramo distaccato di un’altra tribù germanica, i Chatti. Roymans crede la scissione tra le due tribù sia dovuta proprio all’intervento romano che avrebbe messo uno contro l’altro i due gruppi. Divide et impera.

Carne da macello per Roma

In base alle scoperte più recenti, abbiamo imparato a conoscere meglio i Batavi: contadini che coltivavano il grano e allevavano maiali, ovini e bovini, erano a loro volta “carne da macello”. Avevano infatti stipulato un patto con i romani: potevano occupare la zona del Reno in cambio di soldati. Tanti soldati per un salario misero.

I batavi, infatti, non erano usati solo come gli esotici guardiani dell’Imperatore a Roma ma soprattutto come truppe ausiliare di assalto durante le battaglie.

De Bataven worden bang en beginnen vredesonderhandelingen De Bataafse oorlogen tegen de Romeinen (serietitel) Batavorum cum Romanis Bellum (serietitel), RP-P-OB-37.641
In base ai calcoli effettuati, se le 10 unità batave erano composte da 500 soldati ciascuna, in totale erano circa 5000 gli elementi impiegati. Considerando le dimensioni del Betuwe, ciò significa che ogni famiglia aveva uno o più figli arruolati sotto le insegne romane. Il servizio militare all’epoca durava 25 anni.

Lettere in latino, olio d’oliva e salsa di pesce

I Batavi furono così costretti a imparare i costumi dei soldati di Cesare: imparano il latino che si parlava nell’esercito e portano le usanze romane a casa propria. Nella Betuwe sono state trovate lettere in latino, anfore per l’olio d’oliva e la salsa di pesce tanto rinomata a Roma.

Ma i batavi ricevevano anche dei vantaggi: dopo il servizio diventavano cittadini romani, erano più tutelati in tribunale e i loro figli potevano diventare legionari senza passare per le truppe ausiliarie.

Kleding en wapenuitrusting van de Bataven, RP-P-OB-52.031

Lapidi di soldati batavi sono state ritrovate ovunque, dall’attuale Gran Bretagna all’Europa dell’Est. Oggi non è del tutto chiaro neanche cosa facessero i reduci che sopravvivevano alle campagne e che non decidevano di metter su famiglia nella periferie dell’impero romano. Il ritrovamento di molte ossa di puledri non adatti a essere cavalcati e cavalli più anziani fa propendere gli archeologi per l’idea che i soldati di ritorno si dessero all’ippica, ossia all’addestramento militare degli equini.

I veri eredi dei Batavi sono i francesi

La storia tra batavi e romani termina nel III secolo d. C, ricorda Roymans. In quel momento infatti i Batavi si allearono con i Franchi che si ribellarono contro i Romani. Come già successo in passato, i figli di Cesare sedarono la rivolta nel sangue.

Negli scavi archeologici non si è trovata più alcuna traccia batata successiva al 290 d.C., la data della riconquista romana della regione. “É probabile, ricorda l’archeologo, che i Batavi siano stati deportati nell’entroterra gallico nel nord della Francia”.