“AirFrance-KLM deve essere salvato dai governi olandese e francese. Ciò comporta attualmente circa 10 o 11 miliardi di euro. Ma non si fermerà qui, perché il futuro dell’aviazione continuerà ad avere bisogno di aiuto dopo il 2020.”, scrive l’opinionista Bart Wagendorp su Volkskrant.

Nel citare l’inchiesta del portale FTM che ha messo in luce come i miliardi di Stato finiranno, probabilmente, per pagare voli in leasing e costosi contratti di carburante, il columnist è critico con il partito liberale D66 che vuole, a tutti i costi, salvare KLM adducendo la tutela dei posti di lavoro come ragione.

“Quando Joop den Uyl annunciò la chiusura delle miniere del Limburg nel 1965, quasi cinquantamila persone che lavorarono lì si trovarono in mezzo alla strada. Decine di migliaia di persone sono state licenziate nell’industria tessile, nella costruzione navale, in Philips e nelle banche”, dice Wagendorp. Perchè per KLM, ciò che non è stato un problema per altri settori, invece diventa un problema? I lavoratori verrebbero riassorbiti altrove, dice l’editorialista di VK,

“KLM è sacra; “il nostro orgoglio blu”, ha dichiarato la sottosegretaria Cora van Nieuwenhuizen una settimana fa durante una conferenza stampa  in occasione del piano di sostegno. Secondo lei, l’indotto di Schiphol dipenderebbe -direttamente- da KLM. Ma non ci sarebbe prova di questo annunciato disastro.

“Nessun settore ha una lobby così potente come quella dell’aviazione – fatta eccezione per gli agricoltori”, continua Wagendorp. Eppure il VVD è liberale ad intermittenza: nessun intervento dello Stato ma per KLM è diverso. Tutti vogliono salvarla. Horeca, cultura e piccoli negozianti, tuttavia, a differenza di KLM non hanno una forte lobby alle spalle.

E così l’Olanda continua a mantenere un’industria obsoleta e senza futuro.