Meno del 5% di tutte i contagi sono avvenuti in aziende horeca (bar o ristoranti). Eppure il governo ha deciso di chiudere le attività per almeno un mese. Perchè, si chiede il Volkskrant?

Le risposte sono diverse. Intanto, è fuorviante -come dice l’associazione dell’horeca Koninklijke Horeca Nederland che ci sarebbero stati appena 170 casi su 70mila bar-ristoranti in NL: 3/4 delle fonti di contagio non sono note. E studi recenti di GGD, mostrano che dei dipendenti dell’horeca che si sono sottoposti a test-Covid da giugno, circa il 5% è risultato positivo, la percentuale più alta tra tutti i gruppi professionali. Quindi, è credibile che l’horeca incida sulla diffusione molto più di quanto i dati non dicano.

A Van Rijn, un  caffè per studenti a Nijmegen, racconta Volkskrant, ben 51 visitatori sono stati contagiati il ​​mese scorso: 19  in una sera, secondo il comune perché le regole Covid non sono state rispettate correttamente. Questo batte il record del Café De Kleine Beurs di Hillegom, dove a luglio vennero contagiate 31 persone.

Bar e ristoranti, d’altronde, esistono perchè la gente stia insieme quindi, sul piano epidemiologico, svolgono un’attività opposta a quella del controllo di un virus contagioso come il Covid: mantenere davvero le distanze è difficile e la mascherine non vengono indossate.

In un’analisi di 1.222 focolai effettuata dai GGD, dice il Volkskrant, il settore della ristorazione è al secondo posto, dopo le associazioni studentesche. In media, in un cluster vengono contagiate 10 persone. E nel più grande focolaio registrato da GGD, si sarebbe arrivati a 342 infezioni.

Un altro problema è la difficoltà nel tracciare correttamente i contatti: spesso, i clienti non sono “locals” e il GGD, nel cluster di Nijmegen, ha faticato a rintracciare molti positivi che vivono in regioni lontane dal locale del focolaio.

Molto sorprendente nell’analisi del cluster GGD: ad agosto, il contagio si è manifestato per la prima volta in persone tra i venti e i trent’anni, in particolare nei pressi di pub e ristoranti. Solo in seguito, le infezioni hanno colpito i nuclei familiari: segno che i piccoli focolai nel settore dell’ospitalità, insieme alle vacanze e al lavoro, sono stati importanti scintille che hanno riacceso l’epidemia, conclude Volkskrant.