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Il sito Pestcontroloffice.com, che gestisce le pratiche burocratiche per Banksy e unico suo punto di contatto, spiega cosa fare se si pensa di aver scoperto chi è veramente Banksy.

L’identità di Banksy è diventata un caso da quando le sue prime opere sono apparse negli spazi pubblici circa venticinque anni fa. Chi c’è dietro lo pseudonimo Banksy, alter ego  di Robin Banks (“Rapina banche”)? Un uomo, una donna o un gruppo di persone?

In Banksy Most Wanted, il documentario della giornalista francese Aurélia Rouvier, del co-regista e montatore Seamus Healy e del produttore Laurent Richard, vengono elencate le teorie più comuni e già ampiamente discusse: “il suo lavoro spunta ovunque ma la sua identità rimane un mistero” racconta una voce fuori campo.

Banksy Most Wanted è cominciato a ottobre 2018 con l’asta di Girl with Balloon, l’opera simbolo di Banksy, che dopo essere stata battuta per 860.000 sterline si è autodistrutta tramite un tritacarte installato nella cornice. Banksy era nella stanza? Potrebbe essere.

Il giornalista scozzese Craig Williams racconta come ha scoperto con pochi click, “inquietanti somiglianze” tra Banksy e il frontman dei Massive Attack, Robert Del Naja. La giornalista norvegese Martine Berg Olsen, invece, con l’aiuto di un esperto forense, che ha seguito la pista del denaro dopo l’uscita del documentario di Banksy, Exit through the Gift Shop, ha capito che doveva trattarsi del fondatore dei Gorillaz, Jamie Hewlett.

Claudia Joseph del tabloid Mail on Sunday e un criminologo del Texas credono, basandosi sull’unica fotografia mai scattata a Banksy, che “il Picasso del XXI secolo” sia Robin Gunningham.

Inoltre, secondo l’ex agente di Banksy, Steve Lazarides, l’artista sarebbe un maestro nei depistaggi e creava fake news prima ancora che lo facesse Donald Trump. Forse è meglio così. Gran parte della magia andrebbe persa se la vera identità di Banksy fosse rivelata.