I bambini rifugiati di Lesbos possono restare dove sono, questo è il messaggio del governo olandese che ha fatto sapere di non voler raccogliere la richiesta di ridistribuire 2500 minori non accompagnati, intrappolati ora nei campi profughi alla frontiera greco-turca.

I Paesi Bassi sono pronti a contribuire alle iniziative per migliorare la situazione nei campi ma questo è il massimo, ha affermato il primo ministro Mark Rutte venerdì sera. C’è anche una ristretta maggioranza in parlamento a sostegno dell’iniziativa. La scorsa settimana i quattro partner della coalizione più i partiti di estrema destra e quelli cristiani hanno votato contro una mozione che avrebbe impegnato i Paesi Bassi ad accettare alcuni dei bambini.

Le ong olandesi per i rifugiati hanno invitato le autorità locali a “mostrare leadership e generosità” portando 500 minori non accompagnati dalla Grecia nei Paesi Bassi. Per il momento, solo la città di Leiden si è fatta avanti, accogliendone 25. “Stiamo parlando di bambini i cui genitori sono morti o dispersi e che vivono a Lesbos in condizioni terribili”, ha detto il sindaco Henri Lenferink venerdì. 

Diverse città hanno annunciato la loro disponibilità ad accettare i bambini. Ad Amsterdam, hanno scritto i gruppi municipali di GroenLinks, D66. PvdA, Denk, ChristenUnie e Bij1 in una dichiarazione congiunta, il folto gruppo di bambini non accompagnati è “molto vulnerabile”.

Leiden è la prima città olandese a dire di voler fare la sua parte, accogliendo circa 25 minori, secondo l’emittente Omroepwest. “Stiamo parlando di bambini i cui genitori sono morti o dispersi e che vivono a Lesbos in condizioni terribili”, ha detto il sindaco Henri Lenferink. “Leiden è sempre stata una città di rifugiati e sono fiducioso che saremo in grado di prenderci cura di questi bambini in modo adeguato.”

Anche altre città olandesi si stanno muovendo: maggioranze a favore del sì all’appello, sono presenti ad Amsterdam, Nijmegen e Groningen. “Il nostro appello alle autorità olandesi è quello di seguire l’esempio tedesco”, affermano le organizzazioni, tra le quali Vluchtelingenwerk.”