di Cecilia Terenzoni

 

Oltre l’Amstel, nascosta tra la natura urbana, da oltre dieci anni vive una piccola comunità: il Bajesdorp. Letteralmente “villaggio penitenziario” è uno spazio occupato nel 2003 e oggi un “santuario” culturale e sociale underground.

In questo spazio, a ridosso dell’ex carcere di Spaklerweg, si è svolta ieri l’undicesima edizione del Bajesdorp Festival 2017, un evento che ogni anno attira circa un migliaio di visitatori, pensato per l’inclusione tra partecipanti, artisti e residenti.

Per un solo giorno musicisti, squatters, studenti, hippies, queers e curiosi, si sono radunati per festeggiare all’insegna di musica live, performance e cibo esotico in una piacevole atmosfera. Una giornata di sounds intercontinentali dal gypsy jazz al folk, punk, balkan e ska-reggae.

“Bajesdorp è un pezzo che ancora sopravvive dell’Amsterdam autonoma e creativa che fu”, ci racconta un ragazzo volontario.

All’ingresso, su uno degli edifici è appeso uno striscione che recita “Save free spaces, refugees welcome”: la comunità, che occupa un’area verde e le ex residenze delle guardie carcerarie, ospita oggi alcuni richiedenti asilo, principalmente da Siria e Libano.

Il Bajesdorp ha saputo unire in una composizione organica e accogliente residenze, laboratori, giardini, orti, tende, camper e case sugli alberi.

Tra il pubblico c’era anche un uomo alle prese con una folding camera – fotocamera a soffietto – risalente ad inizio secolo: “Molti rifugiati che vivono qui hanno perso le loro case e le loro famiglie, la mia idea è di fotografarli per cercare di ricreare praticamente e metaforicamente un album di famiglia” ci ha raccontato, spiegando il funzionamento di questo strumento.

Oltre alla riunione annuale di artisti nella cornice delle loro abitazioni, organizzatori e volontari si impegnano a portare avanti iniziative e un modo alternativo di vivere e cooperare nella città.

“Noi siamo parte di questi piccoli spazi di libertà rimasti, quegli spigoli che il governo vorrebbe arrotondare” racconta uno dei residenti. In una città mossa -oggi- solo dal denaro e dal profitto, da concorrenza e isolamento, non c’è posto per il progetto di Bajesdorp; presto gli occupanti potrebbero perdere le loro case e i loro progetti.

Questo festival è parte della battaglia per legalizzare lo spazio e punta a raccogliere fondi per finanziare workshop, laboratori d’artigianato, sperimentazioni artistiche, manutenzione delle aree verdi e istituire una vera e propria “Housing Cooperative Bajesdorp”.