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Caso chiuso, il tribunale di Amsterdam ha archiviato le accuse contro gli attivisti del gruppo “Fossil Free NL” arrestati presso il Museo Van Gogh il 12 marzo scorso, dopo un’azione di protesta volta a sensibilizzare il pubblico sui rapporti tra la multinazionale Shell e il museo.

La critica mossa dai manifestanti riguarda il fatto che il colosso petrolifero avrebbe sponsorizzato le attività del Van Gogh e più in generale, gli attivisti puntano il dito contro Shell e la sua politica di finanziamento alla cultura. “La perfomance messa in scena dagli artisti-attivisti” scrive in un comunicato stampa Jebbink Soeteman, legale del gruppo “consisteva nel bere da conchiglie un liquido scuro, assimilabile ad olio. Il liquido, una miscela a base di zuccheri, è in realtà innocuo e non danneggia le superfici”. Il riferimento è all’accusa di vandalismo e attentato all’ordine pubblico avanzata dal PM.

Gran parte degli attivisti arrestati, 8 su 12, hanno trascorso una notte in cella. 4 di loro, sono stati liberati solo il 15 maggio: ritenendo illegittimo il fermo, hanno rifiutato di fornire documenti di identificazione.

Secondo l’avvocato, il caso sarebbe stato archiviato perchè il museo non ha sporto denuncia e le immagini delle telecamere a circuito chiuso, hanno mostrato l’assenza di atti di violenza. Ma il gruppo non fa passi indietro: “La nostra performance aveva l’obiettivo di denunciare la relazione tossica tra il museo e Shell e su questo proposito, non molleremo”, ha scritto il gruppo nel comunicato.

Secondo l’avvocato, Willem Jebbink, la reazione della polizia sarebbe stata sproporzionata: era necessario arrestare gli attivisti? Si è trattato di una manifestazione pacifica.” Il legale ha annunciato che i manifestanti chiederanno un risarcimento danni per detenzione illegittima e per le spese legali.