“KLM ha sbagliato a rimpatriare gli iraniani a Teheran”, dicono a Volkskrant gli avvocati Eikelboom e Marq Wijngaarden. Il caso dei 6 provenienti bloccati per 48 ore a Schiphol e quindi rispediti a casa in seguito al divieto di ingresso negli USA per i cittadini di 7 Paesi a maggioranza musulmana, Iran incluso, emesso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è diventato una questione nazionale.

Lo studio legale Prakken d’Oliveira, di cui i due legali sono parte, ha citato una sentenza del tribunale del Massachusetts, emessa il 29 gennaio, che rende possibile a tutti, a prescindere dal divieto, l’ingresso nel Paese sospendendo per sette giorni il decreto firmato da Trump. Secondo loro, quindi, la compagnia avrebbe dovuto dirottare i passeggeri su Boston, dove sarebbero stati accettati. Secondo gli avvocati, infatti, i 6 avevano documenti in regola, pertanto -in base alle direttive impartite dalle autorità del Massachussets- KLM avrebbe dovuto dirottarli sull’aeroporto di Boston.

Eikelbloom, dice inoltre al Volkskrant che il giudice nazionale aveva dato precise indicazioni alle compagnie aeree di informare i passeggeri diretti a Boston, che il divieto presidenziale non sarebbe stato rispettato. KLM, secondo gli avvocati, non avrebbe -al contrario- comunicato con gli iraniani.

Il portavoce KLM Koen van Zijl, però, avrebbe dato al giornale un’altra interpretazione: la sentenza del tribunale del Massachussets sarebbe allo studio dell’ufficio legale della compagnia ma per ora, l’unica direttiva valida è quella federale. Cioè divieto di ingresso.