Jitse Akse è stato arrestato al rientro in Olanda, per aver aver preso parte ai combattimenti in Siria, anche se l’uomo non si era uniti ai guerriglieri dell’IS ma a questi si era opposto insieme ai miliziani curdi dello YPG. La notizia del suo arresto ha creato molta emozione nel paese, e su internet è spuntata una petizione, già sottoscritta da olte 45mila persone. Perchè Jitse, che ha portato sostegno alla resistenza contro l’IS è stato arrestato? Pare che lui stesso abbia dichiarato di aver ucciso degli uomini. Prima di lui, diversi olandesi, inclusi i temuti bikers di “No Surrender” erano partiti per prestare soccorso ai militanti Peshmerga ma nessuno di loro al rientro era stato messo in stato di fermo. Secondo la ricostruzione del quotidiano AD, il pubblico ministero avrebbe emesso il mandato di cattura qualche settimana fa e gli avrebbe ritirato, in via provvisoria, il passaporto. Gli omicidi di jihadisti, ammessi dall’uomo in acune interviste rilasciate alla stampa, anche se avvenuti in Siria sarebbero stati la ragione alla base dell’arresto. Ora è tornato in libertà ma non può lasciare il paese.  Il quotidiano immagina che il divieto di espatrio sia la vera ragione del procedimento intentato contro di lui; le prove contro Akse, ex soldato e veterano di Srebrenica, sarebbero impossibili da reperire, a meno che l’OM non invii in Siria degli investigatori, e la stessa dichiarazione dell’uomo che ha fatto scattare le manette, “ho ucciso dei militanti IS” sarebbe troppo vaga perchè porti ad un’accusa. L’OM, insomma, punterebbe con queste misure ad impedire all’uomo di ripartire per il fronte e allo stesso tempo lanciare un messaggio a chi decide di arruolarsi, anche se decide di farlo sul campo nemico a quello dell’IS.