Ieri, 5 Aprile 2020, l’Istituto di sanità Robert Koch ha inserito i Paesi Bassi nella lista di aree internazionali rischiose a causa della vasta diffusione della pandemia. Secondo NOS, ancora non è certo se questa decisione avrà ripercussioni sulla chiusura dei confini. 

Oltre all’Olanda, anche altri paesi confinanti come Austria, Svizzera e Francia fanno parte della lista. Infatti, in questi stati ‘si pensa ci sia una trasmissione tra persone persistente’ ha detto il portavoce dell’Istituto Robert Koch. 

La decisione sulla chiusura o meno dei confini, dovuta all’inclusione dell’Olanda nella sempre più vasta lista, verrà presa oggi, lunedì 5 aprile, secondo NOS. Quando altri paesi confinanti con la Germania sono stati inseriti nella lista, i confini sono subito stati chiusi. Presso molte frontiere, sono stati reintrodotti i controlli. Probabilmente, lo stesso avverrà con l’Olanda, riporta NOS. 

Tramite il mantenimento di alcune frontiere aperte, i tedeschi che vorranno ritornare in Germania potranno farlo, insieme anche a chi dimostra di lavorare nel paese, a chi ha subito una perdita di un membro della famiglia, a chi è di transito o ha una visita medica. SIcuramente però verranno poste domande addizionali, tra cui se i viaggiatori sono venuti in contatto con pazienti che sono stati colpiti dal coronavirus.

In ogni caso, chiusura o meno dei confini, l’entrata dell’Olanda nella lista avrà grosse ripercussioni per chi necessita di passare il confine per lavoro. Il rischio, ad esempio, una volta entrati in Germania è  di non poter accedere a edifici pubblici. 

Ai microbiologi del centro medico universitario di Groningen che stanno aiutando al momento 11 ospedali tedeschi della Bassa Sassonia e della Renania Settentrionale- Vestfalia a ristabilire i loro dipartimenti di microbiologia, la chiusura del confine causa molti disagi. Infatti, il capo del dipartimento di microbiologia dell’ospedale olandese Alex Friedrich ha detto a NOS “I nostri dipendenti non potranno più entrare in Germania, per ciò ci è stato suggerito di fare gli incontri per via telematica”. Per di più, lo stesso Friedrich ha riportato che “i dottori e infermieri tedeschi che sono stati in Olanda nelle ultime due settimane non possono più lavorare nei loro ospedali in Germania”. 

Dati quindi i danni che la chiusura o meno del confine può causare, il microbiologo invita i governi a mettere in atto delle eccezioni, simili a quelle esistenti al confine tra Olanda e Belgio, per assicurare una maggiore collaborazione nel combattere il COVID-19.