“Decine di migliaia di negozi aperti in tutto il paese, strade commerciali piene e il problema sarebbero 400 istituzioni culturali?”. Non si capacita Inge van Rooij, di Museon, all’Aia, una delle 70 istituzioni culturali che oggi ha scelto la disobbedienza civile: il governo li ha esclusi dal primo deconfinamento dall’ormai lontano 14 dicembre, giorno di annuncio del lockdown, e allora teatri e musei hanno deciso di farsi sentire.

Il Museon, uno spazio museale-educativo nel quartiere di Den Haag dove sorgono le istituzioni internazionali, si è unito alla giornata goliardica lanciata da un gruppo di musei di Amsterdam e si è trasformato in un circuto per l’allenamento dei bambini. Alle due erano una manciata ma secondo Inge, in mattinata si erano presentati diversi capannelli di curiosi: “Un nostro collega insegna anche fitness, quindi nessuno può mettere in dubbio che per oggi siamo un centro sportivo”, dice ironica.

Mentre arriva la notizia che la sindaca di Amsterdam ha scelto la linea dura contro le istituzioni culturali ribelli, minacciando sanzioni (ed elevandone qualcuna), a l’Aia la situazione è stata diversa: il National Theatre, dice NOS, avrebbe effettivamente ottenuto un richiamo ufficiale.

Ma ad Amare, il centro culturale aperto di recente proprio davanti al Consiglio comunale di Den Haag, l’esibizione ginnica è stata meno simbolica: alle 15.30 in punto si è esibito un giovane pianista mentre sulle gradinate, all’ingresso dello spazio culturale decine di persone sedevano distanziate. Tre agenti di polizia locale hanno fatto capolino e hanno identificato gli organizzatori ma poco dopo hanno lasciato la sala mentre l’esibizione andava avanti.

 

Anche al Diligentia, a Lange Voorhout, nel cuore aristocratico dell’Aia, ha bussato la polizia municipale con un’ammonizione verbale: “Sono passati ma noi andiamo avanti fino alla fine dello spettacolo”, dice Marietta van Solingen, responsabile comunicazione del teatro. Come è andata la vendita dei biglietti? “Potevamo venderne 50, sulla base delle dimensioni del teatro e per rispettare il distanziamento. E 50 ne abbiamo venduti”, dice orgogliosa.

In sala una standup comedy e un taglio di capelli in contemporanea. Neanche al Diligentia comprendono la ratio dell’esclusione dalle riaperture: “Nessun focolaio nei teatri eppure siamo ancora chiusi”, dice la van Solingen.

Standup comedy al Diligentia

Dal centro alla periferia, anche al Nieuwe Regentes, il teatro si è reinventato parrucchiere. E come con le altre istituzioni ribelli, il comune ha fatto visita ma non ha elevato alcuna contravvenzione.

In un certo numero di luoghi, la protesta è stata successivamente spostata all’esterno o lo spettacolo è stato del tutto annullato. Ma, ad esempio, il teatro de Kleine Komedie di Amsterdam, in consultazione con gli artisti, ha deciso di ignorare l’avvertimento del comune, dice NOS.

 

“Per noi è importante continuare la campagna”, ha afferma il regista teatrale Jörgen Tjon A Fong. “Vogliamo finire il programma fino alle 16:45 per attirare l’attenzione sulla nostra situazione e sulla mancanza di prospettiva”. Sia gli artisti che gli ospiti indossano una mascherina e un codice QR è stato richiesto in anticipo ai partecipanti, ha affermato il direttore.

Nel teatro di Amsterdam gli spettatori sono stati tagliati durante le esibizioni di artisti come Brigitte Kaandorp e Freek de Jonge. I comici Jochem Myjer e Bert Visscher erano alla porta come per controllare i codici QR.

A Rotterdam, anche il Theatre Walhalla ha ricevuto un monito ufficiale e gli artisti hanno quindi deciso di spostare la protesta all’esterno. Il direttore Rachèl van Olm ha detto all’emittente regionale Rijnmond che il sindaco Aboutaleb aveva minacciato multe e arresti.