The Netherlands, an outsider's view.

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Attività commerciali in crisi, accordo sugli affitti necessario



I funzionari del ministero degli affari economici stanno facendo pressione sugli investitori del commercio al dettaglio e sui proprietari degli immobili. Lo scopo è quello di aiutare i negozianti a far fronte alla perdita di entrate, causata dalle misure restrittive adottate in risposta al Coronavirus, riporta il Financieele Dagblad.

Nonostante la chiusura generale di tutti gli esercizi commerciali non sia prevista nelle misure contro il Covid-19, molti negozi sono costretti a chiudere per mancanza di clientela.VLa scorsa settimana, le associazioni che rappresentano i negozianti e gli investitori hanno rilasciato una dichiarazione rivolta ai proprietari degli immobili e agli esercenti. Si invitano entrambi a cercare soluzioni per affrontare insieme la crisi, piuttosto che minacciare azioni legali gli uni contro gli altri.

Tuttavia, il ministero degli affari economici ritiene questa dichiarazione poco specifica e si aspetta un’azione più concreta. Ad esempio un accordo nazionale sul taglio degli affitti o sul pagamento posticipato. Secondo FD, se non si arriverà ad un accordo, il governo non esclude un intervento diretto per risolvere la questione.

Sono già molti gli esercizi commerciali ad accusare gli effetti del “soft lockdown”. Alcuni di loro, come l’iconico negozio olandese Hema, hanno già annunciato allo staff ed ai proprietari che dovranno fare dei sacrifici in seguito al crollo delle vendite, scrive il FD. La catena Ici Paris XL, il gruppo di lingerie Hunkemöller, C&A, H&M and We Fashion hanno riportato situazioni simili.

Il governo ha implementato un fondo di emergenza che permette alle società di ricevere l’importo di  €4000, una tantum, utilizzabile, ad esempio, per pagare l’affitto dei locali.

Per quanto riguarda il settore edile, l’EIB (Istituto economico del settore delle costruzioni è preoccupato per la crisi che seguirà l’attuale emergenza virus. EIB prevede, infatti, che questa possa essere addirittura peggiore della crisi finanziaria del 2008.

I siti di costruzione sono ancora operativi, dove possibile, ma molti progetti sono stati posticipati. Secondo l’EIB, la produzione potrebbe ridursi del 15%, perdendo fino a 40.000 posti di lavoro. Inoltre, si prevede che l’impatto della crisi sul settore edile si farà sentire probabilmente fino al 2022, dopodiché la crescita sarà molto elevata.






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