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ART

Artisti migranti: Picasso, Chagall, Mondrian (e tanti altri) in mostra ad Amsterdam



All’inizio del secolo scorso, Marc Chagall, Pablo Picasso, Piet Mondrian e altri artisti di fama si trasferiscono a Parigi, la capitale mondiale dell’arte e luogo dove la libertà fiorisce in molte forme. Devono imparare a sopravvivere in una società liberale ma allo stesso tempo sempre più nazionalistica, xenofoba e antisemita.

Oggi Chagall, Picasso e Mondrian sono conosciuti come maestri dell’arte moderna, ma tutti e tre erano migranti. Nonostante il loro successo e le loro conquiste, si sono trovati di fronte allo stesso ostacolo insormontabile: non erano francesi.

Chagall, Picasso, Mondrian e altri: Migrant Artists in Paris, la mostra allo Stedelijk Museum di Amsterdam e visitabile fino al 2 febbraio 2020, racconta la storia di artisti provenienti da un paese straniero che, nonostante le condizioni avverse, hanno avuto il coraggio di portare l’arte a nuove vette.

L’esposizione presenta l’arte della collezione dello Stedelijk Museum e comprende opere di più di 50 artisti, fotografi e grafici. Le opere di Chagall possedute dal museo di Amsterdam saranno esposte per la prima volta in quasi 70 anni: 40 capolavori, tra cui otto dipinti iconici, alcuni dei quali sono stati restaurati appositamente per la mostra.

Picasso, nato in Spagna, arriva a Parigi senza un soldo, dove riuscirà a farsi conoscere. Eppure rimane fedele alle sue radici spagnole e spesso si identifica con l’essere “diverso”, un sentimento che esplora spesso nel suo lavoro.

Da ebreo-russo in esilio, Chagall affronta la solitudine, l’esclusione e l’antisemitismo: i suoi dipinti trasmettono un senso di profonda nostalgia.

Anche l’olandese Kees van Dongen incontra difficoltà nei suoi primi anni di vita. Alla fine diviene uno dei più celebri pittori della società parigina, ma nel 1906 si lamentava che i giornali lo ritraevano costantemente come l’estraneo, o “lo straniero”.

Il clima dell’arte cambia con la prima guerra mondiale: dalle avanguardie si ritorna alla tradizione e all’arte classica dopo la guerra – in parte anche grazie alle pressioni di collezionisti e critici. Gli artisti d’avanguardia rispondono a questo desiderio: in questo periodo Picasso crea la sua famosa opera neoclassica, Chagall passa al tema universale dell’amore. Quando gli viene chiesto di illustrare le favole di La Fontaine, la stampa francese è indignata nel vedere il patrimonio nazionale francese rappresentato da un ebreo straniero. Mondrian, invece, attratto dalle avanguardie prima della guerra, rimane fedele alla sua visione personale e continua a dipingere composizioni astratte nonostante la nuova tendenza del gusto francese.

La mostra mette in evidenza anche storie meno note, direttamente collegate al tema della migrazione e all’arte. Alcune opere raffigurano la battaglia per la decolonizzazione, un movimento che scoppia dopo il 1918 quando il sacrificio delle truppe africane, reclutate per combattere nella Prima Guerra Mondiale, non viene riconosciuto. L’esibizione esplora anche le esperienze della comunità nera di Parigi, dalla vita dei numerosi lavoratori della città a personalità elettrizzanti come la danzatrice e attivista americana Josephine Baker che, disillusa dall’America, diviene cittadina francese.

Un altro punto di forza sono le opere d’arte di artiste innovatrici, come le avanguardiste russe Natalia Goncharova, Sonia Delaunay, e la tedesca Germaine Krull, che con il suo libro fotografico Métal si appropria di un “soggetto maschile”. In esposizione, infine, sono anche presenti opere di artisti astratti come Nicolaas Warb e Marlow Moss – pseudonimi maschili adottati dalle artiste donne.






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